Dopo appena sette giorni di allenamento di forza, i topi obesi mostravano cellule adipose più piccole e cambiamenti nei processi che regolano l’accumulo e la degradazione dei grassi, pur senza aver perso peso. È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Campinas, in Brasile, e pubblicato sulla rivista Life Sciences. I risultati suggeriscono che l’esercizio possa influire sulla salute metabolica prima del calo ponderale, ma devono ancora essere verificati negli esseri umani.
Per isolare gli effetti dell’allenamento da quelli legati al dimagrimento, il gruppo ha esaminato il grasso viscerale, il tessuto adiposo che circonda gli organi, prima che i topi iniziassero a perdere peso. Rispetto agli animali obesi e sedentari, quelli che avevano svolto attività fisica presentavano meno grasso intorno all’intestino e cellule adipose più piccole, caratteristiche generalmente associate a un tessuto adiposo più sano.

Leandro Moura
L’esperimento ha coinvolto sette sessioni. Per simulare l’allenamento con i pesi, i topi salivano una scala alta 70 centimetri con un peso attaccato alla coda. Ogni sessione comprendeva 20 salite, separate da pause di 60-90 secondi, con un carico pari al 70% della capacità massima di ciascun animale.

de Melo et al., Life Sci., 2026
«Abbiamo calcolato quanto peso potesse trasportare ciascun topo mentre saliva una scala», spiega il medico Leandro Moura. «Ovviamente non è possibile riprodurre esattamente gli esercizi di forza eseguiti da una persona, ma siamo riusciti a indurre uno sforzo simile nel corpo, con contrazioni più intense, imitando di fatto una sessione di allenamento di forza per gli esseri umani».
I ricercatori hanno poi confrontato campioni di tessuto adiposo degli animali allenati con quelli di topi obesi che non avevano fatto attività fisica. Hanno osservato cambiamenti in due proteine coinvolte nella degradazione dei grassi: ABHD5, presente a livelli ridotti nei topi sedentari ma a livelli normali in quelli allenati, e ATGL, un enzima che scompone i grassi, con cui ABHD5 interagiva più frequentemente nel gruppo sottoposto all’esercizio. Nei topi allenati era inoltre diminuita l’attività del gene Scd1, coinvolto nella produzione di grasso.
Nel complesso, i risultati indicano cambiamenti nei processi di accumulo e degradazione dei grassi. «Si tende a pensare che, se ci si allena con i pesi per due mesi senza dimagrire, non sia servito a nulla», afferma Moura. «Ma in questo studio abbiamo osservato che, dopo appena sette giorni di allenamento di forza, anche in assenza di perdita di peso, le vie molecolari che favoriscono l’accumulo di grasso erano meno attive, mentre quelle che ne stimolano la degradazione erano più attive».
Secondo i ricercatori, l’allenamento di forza potrebbe affiancare l’esercizio aerobico nei percorsi di perdita di peso. «Entrambi i tipi di esercizio attivano vie simili, ma con intensità diverse, oltre a vie differenti», dice Moura. «Perciò, combinarli resta la raccomandazione e la strategia migliore per chi vuole perdere peso».
Lo studio è stato condotto sui topi e non dimostra che gli stessi effetti si verifichino nelle persone. I prossimi passi saranno valutare gli effetti dell’allenamento di forza negli animali sul lungo periodo e verificare se cambino in base al tipo di grasso e alla sua posizione nel corpo. I ricercatori puntano inoltre, nel lungo termine, a condurre studi clinici.
«Abbiamo sempre sentito dire che l’attività fisica brucia i grassi e aiuta a perdere peso, ma raramente ci fermiamo a pensare a come avvenga, a quanto esercizio serva e a cosa significhi davvero bruciare i grassi», conclude Moura.
Fonte: sciencealert.com


