Raggi cosmici: scoperta la regione di provenienza

Ci è voluto oltre un decennio di paziente raccolta dati, ma ora gli scienziati del Pierre Auger Observatory in Argentina hanno evidenze solide per affermare che i raggi cosmici provengono da una regione di Spazio esterna al disco della Via Lattea. Lo studio pubblicato su Science non chiarisce l'origine di queste particelle altamente energetiche, ma rivela che l'asimmetria della loro provenienza è in linea con la distribuzione delle galassie vicine alla nostra. La vita aliena potrebbe nutrirsi di raggi cosmici BOMBARDAMENTI INVISIBILI. In origine la maggior parte dei raggi cosmici è costituita da protoni o altre particelle cariche; quando queste ricadono nell'alta atmosfera terrestre, interagiscono con nuclei atomici formando schegge di particelle subatomiche. Queste a loro volta collidono con altri nuclei, formando così una "cascata" invisibile di particelle cariche che si estende per molti km quadrati una volta arrivata a terra. La fonte dei raggi cosmici ultra energetici (Ultra High Energy Cosmic Ray, UHECR) è sempre rimasta misteriosa, perché queste "docce" di particelle - che arrivano ad energie di 10 alla 20 elettronvolt, sono estremamente rare: si calcola che su ogni km quadrato di superficie terrestre ne cada soltanto una ogni secolo. 7 misteri sullo Spazio non ancora risolti ULTRASENSIBILE. L'osservatorio Pierre Auger che si estende per 3000 km quadrati, e che per la posizione relativamente vicina all'equatore riesce a scandagliare l'85% della volta celeste, ne ha individuati oltre 32 mila, con energie superiori a 8 per 10 alla 18 elettronvolt, tra il 2004 e il 2016. INDIZIO LAMPANTE. Il campo magnetico della Via Lattea piega la traiettoria di queste particelle, facendo sembrare la loro provenienza casuale. Tuttavia tenuto conto di questo fattore di disturbo, i raggi cosmici analizzati continuavano ad avere il 6% di probabilità in più di provenire da una particolare regione di cielo esterna alla Via Lattea, situata a circa 300 milioni di anni luce da noi. SORGENTI. La scoperta mette fortemente in dubbio le ipotesi che volevano il buco nero supermassiccio interno alla nostra galassia come fonte dei raggi cosmici. Piuttosto, la loro origine parrebbe ascrivibile a nuclei galattici - buchi neri supermassicci che eiettano materia a velocità vicine a quella della luce - e a esplosioni stellare chiamate lampi gamma o gamma ray burst, al di fuori della Via Lattea.

Dopo oltre dieci anni di raccolta di informazioni e studio è stata scoperta ufficialmente l’area da cui provengono i raggi cosmici. Si tratta di una lontanissima regione dello spazio esterna alla nostra galassia. La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, non chiarisce dubbi fondamentali su questo fenomeno come, ad esempio, cosa produca le particelle altamente energetiche che giungono sul nostro pianeta, ma rappresenta comunque un passo avanti per comprenderne le caratteristiche. Le prove dalla provenienza dei raggi cosmici è rappresentata dal combaciare tra l’asimmetria della loro traiettoria con la collocazione delle galassie che si trovano ”vicino” alla Via Lattea. Ma cosa sono i raggi cosmici? Si tratta di flussi di particelle che si compongono di protoni ed altre sostanze cariche che reagiscono al contatto con l’atmosfera terrestre generando schegge di particelle subatomiche.  Si tratta di un fenomeno davvero raro; secondo le rilevazioni, infatti, le scariche di raggi cosmici coinvolgerebbero un chilometro quadrato di superficie terrestre ogni cento anni circa.

La scoperta è stata realizzata grazie all’osservatorio Pierre Auger, una colossale infrastruttura di 300mila chilometri quadrati che in dodici anni è riuscita ad analizzare ben 32mila scariche. In pratica gli esperti hanno scoperto come i raggi vengano distorti dalla gravità della Via Lattea, un particolare che rende la loro traiettoria apparentemente casuale. Ma l’analisi dei dati ha consentito di scoprire come esista una possibilità maggiore del 6% che il fenomeno provenga da una particolare regione, al di fuori della nostra galassia, collocata ad una distanza di trecento milioni di anni luce. Per quanto riguarda l’origine del fenomeno, le ipotesi sono tante. Le più accreditate indicano i buchi neri supermassicci in grado di espellere materiale a velocità maggiori rispetto alla luce o a esplosioni di stelle.

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