Spazio: ecco le prime immagini in luce visibile di Venere

Venere è il terzo pianeta più luminoso del cielo, ma fino a poco tempo non avevamo molti dati riguardo l’aspetto della sua superficie.

Nonostante sia il terzo oggetto più luminoso del cielo, il pianeta Venere risultava, fino a pochi anni fa, uno dei meno conosciuti riguardo l’aspetto della sua superficie, per la presenza di una densa atmosfera. Ora, una serie di immagini WISPR catturate durante il quarto sorvolo del Parker Solar Probe, allineate alle mappe topografiche della missione Magellan della NASA del 1990, hanno consentito di ricostruire meglio la superficie del corpo celeste. Le nuove immagini raccolte dalla Parker Solar Probe della NASA hanno mostrato il bagliore della superficie del pianeta che si irradia attraverso la sua coltre di nubi tossiche; una scoperta che potrebbe aiutare gli scienziati a comprendere meglio i minerali che compongono la crosta del pianeta. Per catturarne le caratteristiche superficiali, la Parker ha utilizzato il suo strumento Wide-Field Imager, o WISPR, per visualizzare l’intera superficie notturna in lunghezze d’onda dello spettro visibile, il tipo di luce che l’occhio umano può vedere e che si estende nel vicino infrarossi.

Spazio: ecco le prime immagini in luce visibile di Venere

Venere è il terzo oggetto più luminoso del cielo, ma fino a poco tempo non avevamo molte informazioni sull’aspetto della sua superficie perché la nostra vista è bloccata dalla densa atmosfera“, ha spiegato Brian Wood, astrofisico e membro del team WISPR del Venus Laboratory. “Ora, finalmente, possiamo vedere la sua crosta in lunghezze d’onda visibili dallo spazio“. WISPR ha ripreso l’intero lato notturno del pianeta in luce visibile e infrarossa, rivelando regioni come continenti, pianure e altipiani. Inoltre, gli scienziati hanno rilevato l’ossigeno nell’atmosfera del pianeta, che forma una sorte di alone intorno al pianeta. Ma questa non è la prima volta che WISPR scatta immagini di Venere. Già in passato, durante un sorvolo nel luglio 2020, il terzo della missione, erano state realizzate le prime riprese del pianeta. Combinando le nuove immagini con quelle vecchie, ha spiegato la NASA, gli scienziati ora hanno una gamma più ampia di lunghezze d’onda da studiare ed informazioni utili ad identificare che tipo di minerali si trovano sulla superficie.