Il campo di Mørstad, vicino a Rena, non aveva mai restituito nulla di simile. Poi, il segnale dei metal detector di Vegard Sørlie e Rune Sætre ha smesso di essere un rumore di fondo per diventare un’interruzione continua. Quello che sembrava l’inizio di una normale sessione di ricerca si è trasformato nel ritrovamento del più grande tesoro di monete dell’epoca vichinga mai registrato in Norvegia. Il professor Svein Harald Gullbekk, numismatico del Museo di Storia Culturale dell’Università di Oslo, ha confermato che il deposito conta oltre 3.000 monete d’argento. Il numero polverizza i record precedenti (fermi a circa 2.000 pezzi). La terra di questa zona della contea di Innlandet, povera di pietre e detriti, ha agito come un involucro protettivo per quasi un millennio. Le monete sono emerse in uno stato di conservazione definito eccezionale: i volti dei sovrani sono ancora nitidi, i bordi non sono stati erosi dal passaggio dei secoli o dai lavori agricoli. La dispersione dei pezzi nel terreno suggerisce che il tesoro fosse originariamente contenuto in un sacchetto di cuoio o in un contenitore organico, poi decomposto e smembrato dai ripetuti passaggi dell’aratro.

Non è un accumulo locale. L’analisi preliminare rivela un’economia basata sul saccheggio e sul commercio a lungo raggio. La maggior parte dei pezzi proviene dalle zecche di Inghilterra e Germania, con una presenza minore di coni danesi e norvegesi. Tra i profili impressi sull’argento spiccano quelli di Canuto il Grande, sovrano di un impero che univa Inghilterra e Scandinavia, e di Etelredo II. La datazione del deposito si colloca intorno al 1047. Il tesoro è stato interrato proprio mentre Harald Hardrada — Harald lo Spietato — cercava di imporre in Norvegia una monetazione nazionale unica, tentando di spazzare via l’uso delle valute straniere che avevano dominato i mercati vichinghi fino a quel momento. Chi ha sepolto questo argento ha nascosto una fortuna che, secondo i parametri dell’epoca, avrebbe permesso l’acquisto di un’intera azienda agricola. L’area è ora sotto sorveglianza per evitare saccheggi. Gli archeologi stanno scavando a ritmi serrati, recuperando anche frammenti di argento tagliato (hacksilver), pezzi di gioielleria che venivano usati come moneta a peso. In sostanza, un uomo nell’undicesimo secolo ha usato questo campo come una cassetta di sicurezza d’emergenza. Per motivi che non conosceremo mai, non è mai tornato a riprendersela.

(Credito immagine: autorità della contea di Innlandet)
