Il dottor Luca Bindi, in collaborazione con il geofisico Terry Wallace dello Los Alamos National Laboratory, ha identificato un frammento di materia rinvenuto nei detriti del Trinity Test che presenta caratteristiche incompatibili con la cristallografia convenzionale. Si tratta di un quasicristallo naturale, associato alla cosiddetta “trinitite rossa”, materiale vetroso formatosi in seguito all’esplosione nucleare nel deserto del New Mexico.
I cristalli tradizionali sono definiti da una disposizione atomica periodica, con schemi che si ripetono in modo regolare nello spazio tridimensionale. I quasicristalli invece presentano un ordine preciso ma non ripetitivo, una configurazione che per lungo tempo è stata considerata impossibile nei sistemi naturali perché non compatibile con le simmetrie classiche della materia cristallina.
Secondo lo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, il materiale si sarebbe formato dalla fusione istantanea di sabbia silicea del deserto, rame proveniente dai cablaggi e ferro della struttura metallica che sosteneva l’ordigno “The Gadget”. L’evento ha prodotto condizioni fisiche estreme, con pressioni superiori a 5 gigapascal e temperature oltre i 1.500 gradi Celsius, tipiche solo di fenomeni ad altissima energia come esplosioni nucleari o impatti meteoritici.
L’analisi del campione tramite diffrazione a raggi X ha rivelato una simmetria dodecagonale, con ordine atomico coerente ma non periodico. Questo tipo di struttura è estremamente raro in natura e fino a oggi era stato osservato quasi esclusivamente in frammenti di meteoriti antichissimi, come quello di Khatyrka in Siberia. La presenza di un quasicristallo in un contesto legato a un’esplosione nucleare suggerisce che eventi artificiali ad altissima energia possano riprodurre condizioni fisico-chimiche simili a quelle cosmiche.
La trinitite rossa rappresenta quindi un esempio di materia generata da un processo termodinamico fuori scala rispetto alle condizioni terrestri ordinarie, in cui la fusione e il raffreddamento rapidissimi hanno “congelato” gli atomi in una configurazione ordinata ma non ripetitiva. In questo senso, costituisce una testimonianza materiale delle trasformazioni estreme indotte dalla prima detonazione nucleare della storia, in grado di produrre strutture cristalline che la natura terrestre raramente realizza in modo spontaneo.

