Perché le persone cieche dalla nascita non sviluppano mai la schizofrenia?

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Una misteriosa immunità biologica sembra proteggere un gruppo specifico di individui da una delle malattie psichiatriche più devastanti e indecifrabili della storia medica. Chi nasce affetto da cecità corticale congenita non sviluppa la schizofrenia. Non si tratta di una riduzione statistica del rischio, ma di uno scudo biologico apparentemente totale, un fenomeno che incuriosisce la psichiatria da decenni e che potrebbe riscrivere le terapie per i disturbi psicotici.

Vera Morgan, epidemiologa e docente presso la University of Western Australia, ha coordinato uno studio epidemiologico monumentale tracciando la salute mentale di quasi mezzo milione di bambini nati nello Stato tra il 1980 e il 2001. I dati emersi lasciano poco spazio alle interpretazioni: su 1.870 soggetti che nel corso degli anni hanno sviluppato la schizofrenia, nessuno dei 66 bambini nati con cecità corticale ha mai manifestato la patologia. Questo riscontro numerico non è un caso isolato, ma conferma un’intuizione risalente agli anni Cinquanta, quando lo scrittore non vedente Hector Chevigny e la psicologa Sydell Braverman notarono per la prima volta questa bizzarra assenza di casistica. In oltre settant’anni di letteratura scientifica mondiale, non è mai stato documentato un singolo caso di schizofrenia in una persona nata con cecità corticale.

Il fattore cruciale risiede nella specifica area lesa: la protezione è legata esclusivamente alla cecità di origine cerebrale, causata da anomalie della corteccia visiva, e non ai danni strutturali degli occhi. Chi perde la vista più tardi nella vita, o soffre di patologie oculari periferiche, non gode di alcuna immunità; al contrario, la perdita tardiva della vista può persino aumentare il rischio di sviluppare episodi psicotici o allucinazioni a causa di segnali cerebrali confusi.

La spiegazione biologica risiede nel modo in cui il cervello costruisce la realtà.

Nella schizofrenia, il meccanismo di “errore di predizione” è compromesso: il cervello non riesce a calibrare le aspettative interne con gli stimoli esterni, interpretando il mondo in modo distorto e frammentato. Chi nasce senza la vista corticale, invece, non subisce il bombardamento caotico e ambiguo dei segnali visivi. Privo di input ottici, il cervello si riorganizza attraverso una massiccia plasticità neuronale, reclutando la corteccia visiva per potenziare gli altri sensi, il linguaggio e la memoria. Questa architettura mentale alternativa crea un modello del mondo più lineare, robusto e meno incline a cortocircuiti cognitivi.

Nessuno scienziato ipotizza di indurre la cecità per curare i disturbi psichiatrici. La vera svolta clinica risiede nella comprensione dei meccanismi di questa immunità per replicarli farmacologicamente. L’obiettivo della ricerca neuroscientifica attuale è sviluppare nuove molecole che agiscano a monte dei recettori della dopamina e della serotonina (i bersagli dei farmaci attuali), emulando la straordinaria stabilità di filtraggio dei segnali che il cervello dei non vedenti dalla nascita possiede per natura.

In parole povere, la schizofrenia è un difetto del cervello che non riesce a mettere d’accordo ciò che si aspetta di vedere con ciò che accade fuori, creando allucinazioni. Chi è cieco dalla nascita non ha questo problema perché il suo cervello, non avendo mai ricevuto immagini, organizza il pensiero basandosi su modelli più semplici e stabili legati agli altri sensi. Capire come il cervello dei ciechi riesca a rimanere così solido aiuterà i medici a creare farmaci capaci di stabilizzare la mente dei pazienti schizofrenici senza spegnere le loro funzioni cerebrali.

https://www.zmescience.com/science/news-science/blind-schizophrenia

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