La scoperta è avvenuta nel comune di Windisch durante una campagna di scavi preventivi avviata lo scorso agosto, resasi necessaria prima dell’apertura del cantiere per la costruzione di un nuovo insediamento residenziale. Pur essendo stato individuato mesi fa, i funzionari pubblici hanno formalizzato la notizia solo di recente, dopo aver messo in sicurezza il delicato reperto. Il pane è stato intercettato all’interno dell’area archeologica di Vindonissa, un tempo nevralgico e imponente accampamento stabile delle legioni di Roma. Gli specialisti sul campo sono stati attirati da un corpo geometricamente rotondo e completamente annerito che spiccava tra i sedimenti della trincea. Per preservarne l’integrità, gli archeologi hanno scelto di prelevare l’oggetto in blocco, estraendolo insieme alla porzione di terreno circostante per poi trasferirlo d’urgenza presso la struttura di restauro dell’Istituto Cantonale di Archeologia.
I successivi riscontri visivi, affidati a un esperto di archeobotanica afferente al Dipartimento di Archeologia Preistorica Integrativa e Scientifica dell’Università di Basilea, hanno confermato la natura del cibo: con altissima probabilità si tratta di vero pane di epoca romana, giunto fino a noi grazie a un processo di combustione antica. L’alimento misura dieci centimetri di diametro per circa tre di spessore e sarà presto trasferito in un istituto specializzato a Vienna, dove analisi chimiche approfondite ne stabiliranno l’esatta ricetta e composizione. Gli esperti del Cantone di Argovia hanno ricordato che il rinvenimento di prodotti da forno romani è un evento più unico che raro, possibile solo in presenza di incendi o calore estremo capaci di mummificare la materia organica senza polverizzarla, esattamente come accaduto storicamente nei forni commerciali della Pompei sepolta dal Vesuvio. Questa scoperta non fa che confermare il valore inestimabile dell’accampamento di Vindonissa per la storiografia e l’archeologia internazionale.
Oltre alla pagnotta, l’indagine archeologica ha portato alla luce le vestigia di una primitiva linea di fortificazione, affiancata da complessi abitativi, attrezzi da lavoro e scorie metallurgiche fondamentali per tracciare la cronologia esatta della nascita della base militare permanente.
I ricercatori hanno documentato una fitta attività artigianale interna al nucleo originario dell’accampamento, testimoniata da una cospicua mole di utensili in ferro, residui di officina ferrarese, ma anche armamenti come cuspidi di lancia e dardi da balistica. Infine, a ridosso delle antiche mura difensive, è stata scoperta una monumentale struttura in argilla adibita a forno, elemento che prova come l’area retrostante le fortificazioni ospitasse officine e mercati già nelle primissime fasi di vita dell’avamposto romano. Seppur eccezionale per il contesto europeo e svizzero, la conservazione di pani millenari vanta illustri precedenti emersi in Medio Oriente.
In Turchia, i ricercatori hanno documentato il ritrovamento di una pagnotta dell’Età del Bronzo datata a 5.000 anni fa (circa 3300 a.C.), larga dodici centimetri e mezzo e spezzata intenzionalmente prima della sua antica sepoltura. Sempre in territorio turco, presso il sito di Topraktepe – l’antica Eirenopolis –, gli scavi hanno restituito un altro pezzo di pane bruciato risalente a 1.200 anni fa, reso unico dalla presenza dell’immagine di Gesù Cristo impressa direttamente sulla superficie della crosta.


