La Grande Piramide di Cheope potrebbe non essere stata una semplice tomba reale, bensì un faro celeste progettato per comunicare con civiltà extraterrestri. È l’audace ipotesi teorica avanzata da Jalal Jafari, scienziato dell’Istituto Laser e Plasma dell’Università Shahid Beheshti in Iran. Secondo lo studio – non ancora sottoposto a revisione paritaria – il monumento funzionerebbe come un indicatore geospaziale all’interno di un complesso sistema di “comunicazione gravitazionale”.
Mentre gli archeologi ritengono da sempre che le piramidi di Giza servissero come monumenti funerari per i faraoni dell’Antico e Medio Regno, Jafari sostiene che la loro posizione nasconda un codice matematico universale. Il pilastro della teoria risiede nelle coordinate geografiche di Cheope: la piramide sorge a 29,979234 gradi di latitudine nord, un numero che corrisponde perfettamente (fino alle prime sette cifre) alla velocità della luce (299.792.458 metri al secondo) se si sposta la virgola. Questa coincidenza “statisticamente straordinaria” fungerebbe da GPS intergalattico, permettendo a qualsiasi intelligenza aliena con nozioni di fisica di individuare la posizione della Terra.
Inoltre, lo scienziato ipotizza che l’enorme massa delle tre piramidi di Giza – allineate con precisione millimetrica lungo l’asse nord-ovest-sud-est – influenzi la gravità terrestre. Durante il moto di rivoluzione, la rotazione giornaliera della Terra attraverso la piramide modulerebbe sottilmente la trasmissione di segnali gravitazionali nel tempo. La comunità scientifica ha accolto la tesi con forte scetticismo, ricordando che nell’antico Egitto non esisteva alcuna tecnologia capace di trasmettere dati nello spazio. L’ipotesi si aggiunge alle teorie alternative del passato, come la “correlazione di Orione” di Robert Bauval negli anni ’80. Per gli egittologi, tuttavia, queste tesi rimangono legate alla tendenza umana a vedere schemi e significati complessi anche dove non ce ne sono.


