Nell’Oceano Indiano esiste una zona dove la superficie del mare sprofonda di circa 106 metri rispetto alle acque circostanti. Non è un effetto visivo né un’anomalia delle mappe: è una depressione gravitazionale reale, grande circa 3 milioni di chilometri quadrati, dove la forza di gravità è misurabilmente più debole che nel resto del pianeta. Si chiama Indian Ocean Geoid Low, è stata individuata per la prima volta 75 anni fa e per decenni nessuno è riuscito a spiegarla in modo convincente. Ora uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters propone una risposta.
La causa, secondo i ricercatori dell’Indian Institute of Science di Bangalore, sarebbe una massa di roccia mantellica calda e leggera che si estende in profondità sotto l’oceano, tra i 300 e i 900 chilometri sotto la superficie. Questa massa, meno densa del materiale circostante, genera un deficit di massa che si traduce in una gravità più debole e quindi in una superficie oceanica più bassa. L’origine di questo materiale caldo risalirebbe al cosiddetto African Superplume, un’enorme struttura di roccia calda che sale dal mantello profondo sotto il continente africano e che nel corso di milioni di anni ha inviato materiale verso est, sotto l’Oceano Indiano.
Per arrivare a questa conclusione, il team guidato dalla professoressa Attreyee Ghosh ha costruito modelli al computer della convezione mantellica, simulando l’evoluzione dell’interno della Terra negli ultimi 140 milioni di anni. Hanno eseguito 19 simulazioni diverse, variando parametri come la viscosità del mantello, la densità e la produzione di calore. Solo sette di queste hanno riprodotto correttamente sia il profilo gravitazionale globale del pianeta che l’anomalia dell’Oceano Indiano. Il modello migliore ha raggiunto una corrispondenza dell’80% con i dati satellitari reali.
Un dettaglio interessante: il pennacchio di roccia calda non sale direttamente sotto la zona della depressione, ma viene deviato verso est dalla rapida migrazione verso nord della placca indiana, che ha storicamente avanzato a velocità insolite per una placca tettonica. L’interazione tra questo materiale caldo in risalita e i resti di antiche placche subdutte nel mantello produce la firma gravitazionale osservata oggi.
Non tutti i geofisici sono completamente convinti. Alcuni esperti esterni segnalano che lo stesso modello fatica a riprodurre correttamente altre strutture mantelliche note, come il pennacchio sotto l’isola di Réunion. Gli autori riconoscono i limiti, ma sostengono che la spiegazione di fondo sia solida: una sacca di materiale caldo e leggero nel mantello superiore, eredità di dinamiche profonde iniziate decenni di milioni di anni fa.

