La corsa allo spazio commerciale ha subito un’accelerazione brutale nelle officine della startup californiana Vast Space, dove gli ingegneri hanno avviato la fase di integrazione dei sistemi pressurizzati di Haven-1. Il modulo orbitale, lungo quanto un autobus di linea, è destinato a diventare la prima stazione spaziale interamente privata e commerciale della storia umana. Il piano industriale ha subito un rinvio strategico: i complessi test ambientali per il controllo termico e il supporto vitale (ECLSS) presso la struttura Neil Armstrong della NASA hanno ridefinito la timeline, spostando il lancio ufficiale dal vecchio target di metà 2026 al primo trimestre del 2027 a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX da Cape Canaveral.
Mentre la gloriosa Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si avvia verso un pensionamento forzato e il conseguente deorbitamento programmato nell’Oceano Pacifico entro il 2030, i soggetti privati stanno occupando la fascia dell’orbita bassa. Haven-1 fungerà da avamposto e ospiterà quattro passeggeri alla volta per missioni di 14 giorni. La startup ha già siglato accordi governativi con l’Agenzia Spaziale Britannica per portare in orbita il primo astronauta con disabilità e con l’agenzia francese per scopi di ricerca scientifica privata.
La struttura interna sacrificherà la severità militare e i grovigli di cavi dei vecchi moduli aerospaziali sovietici e americani per fare spazio ad alloggi di design, connessione internet continua via satellite Starlink e grandi cupole trasparenti zenitali per l’osservazione della Terra.
In parole povere: lo spazio sta diventando un business privato. Quando la ISS verrà distrutta, non saranno più i governi a gestire le case in orbita, ma aziende private che affitteranno stanze a scienziati, astronauti di nazioni emergenti e miliardari. E Haven-1 è il primo prototipo di questo nuovo mercato.
