La crosta terrestre ha i giorni contati. A guidare le operazioni c’è Xu Zhenqiang, direttore del Chinese Institute of Geology and Marine Science, a bordo della Mengxiang (“Sogno”), la più imponente e tecnologica nave da perforazione oceanica mai concepita dall’ingegneria navale. L’imbarcazione, un gigante da 180 metri di lunghezza equipaggiato con nove laboratori scientifici d’avanguardia a bordo, è entrata ufficialmente in servizio operativo nel Mar Cinese Meridionale. L’obiettivo dichiarato è storico: trivellare 11.000 metri sotto il livello del mare per raggiungere e perforare la discontinuità di Mohorovičić (la cosiddetta “Moho”). Il punto esatto, cioè, in cui finisce la crosta e inizia il mantello terrestre.
Trivellare sulla terraferma è un’impresa titanica e inefficiente: significa dover superare uno spessore medio di 37 chilometri di roccia continentale durissima. Sul fondo dell’oceano, invece, la natura ha lasciato una scorciatoia, riducendo lo scudo della crosta terrestre a uno spessore compreso tra i 5 e i 7 chilometri. La strategia cinese punta tutto su questa vulnerabilità strutturale del pianeta. Per farlo, la Mengxiang deve resistere a condizioni ambientali estreme: a undici chilometri di profondità la pressione idraulica e i flussi termici della Terra tendono a fondere e distruggere le punte perforanti in leghe metalliche standard.
Nessun essere umano ha mai visto o estratto un pezzo di mantello integro direttamente dal cuore pulsante della Terra.
L’operazione non è solo una dimostrazione di forza geopolitica e tecnologica nei confronti degli Stati Uniti. I carotaggi profondi che la sonda asiatica recupererà forniranno le prime prove fisiche e dirette della dinamica profonda delle placche tettoniche, svelando i flussi di calore che generano i terremoti più violenti e distruttivi e aprendo la caccia a nuove forme di vita microbiche capaci di sopravvivere nella biosfera profonda in totale assenza di luce e ossigeno.
