Scavano a Viterbo e trovano la tomba sigillata da 2600 anni. Il video della scoperta storica

La terra della Tuscia rifiuta l’esaurimento dei suoi segreti. Davide Zori, archeologo e docente alla Baylor University del Texas, coordina insieme alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale la terza campagna di scavi all’interno della necropoli di San Giuliano, nel comune di Barbarano Romano. Le rilevazioni georadar, inizialmente orientate a mappare un’antica via funeraria, hanno svelato un’anomalia strutturale nel sottosuolo — una camera sepolcrale di una nobildonna etrusca rimasta completamente inviolata per oltre venticinque secoli.

La scoperta infrange una statistica impietosa: l’area conta più di 500 sepolture, ma la quasi totalità ha subito il saccheggio sistematico dei tombaroli in antico o in epoca moderna.

Il blocco di tufo posto a sigillo dell’ingresso ha protetto un frammento intatto di transizione storica, collocabile tra la seconda metà dell’VIII secolo a.C. e la prima metà del VII secolo a.C. — il delicato limine cronologico in cui la cultura villanoviana evolveva nella civiltà etrusca propriamente detta. All’interno della camera i ricercatori non hanno trovato i segni della devastazione clandestina. Gli ornamenti metallici e le suppellettili giacciono esattamente dove i parenti della defunta li avevano depositati prima di chiudere il varco.

Il corredo funebre ha permesso l’immediata identificazione di genere dello scheletro, fortemente degradato dal tempo ma parzialmente recuperato grazie a denti, frammenti ossei e porzioni della mandibola.

Sette fibule in bronzo finemente lavorate e una fusaïola in ceramica (lo strumento utilizzato per la filatura della lana) confermano l’alto rango della donna sepolta. Accanto ai resti biologici, i vasi in ceramica dipinta conservano la disposizione geometrica del rituale funerario originario, offrendo agli studiosi dati puri, mai contaminati da manipolazioni successive. La collaborazione tra l’ateneo texano, il Parco Regionale Marturanum e le forze dell’ordine ha blindato il sito per consentire la rimozione controllata dei reperti.

La rarità scientifica si sposa con il valore documentario di un contesto archeologico chiuso.

La realtà scientifica di questo ritrovamento è radicale: trovare una tomba etrusca intatta non significa solo recuperare oggetti preziosi da esporre in una teca, ma poter finalmente leggere le istruzioni originali di un funerale senza i buchi e le censure lasciate dai ladri di tombe. Quei sette fermagli di bronzo e la ceramica per filare la lana, rimasti fermi dove erano stati posati 2600 anni fa, restituiscono lo scatto fotografico esatto del momento in cui una comunità ha salutato la sua nobildonna, trasformando un pezzo di terra viterbese in un archivio storico perfetto che nessuno ha potuto manomettere.

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