Un basso livello di vitamina C nel sangue potrebbe essere associato a cambiamenti nella struttura e nel funzionamento del cervello nelle persone anziane. È quanto suggerisce un nuovo studio condotto in Giappone, che evidenzia ancora una volta il possibile ruolo dell’alimentazione nella salute cognitiva. La ricerca ha coinvolto 2.044 adulti di età superiore ai 64 anni. Gli studiosi hanno confrontato i livelli di vitamina C presenti nel sangue con le immagini ottenute tramite risonanza magnetica cerebrale, osservando che i partecipanti con valori più bassi tendevano ad avere un volume inferiore di materia grigia e una ridotta connettività della default mode network, una rete cerebrale coinvolta nella memoria, nell’attenzione e nell’elaborazione dei pensieri.
La materia grigia è composta dai neuroni responsabili di funzioni fondamentali come apprendimento, linguaggio, memoria e capacità decisionali. Con l’avanzare dell’età è normale che diminuisca, ma una perdita accelerata è stata associata a patologie come il morbo di Alzheimer e altre forme di demenza. Secondo la neuropsicologa Jessica McCarthy, uno degli aspetti più interessanti dello studio è che le differenze osservate riguardano non solo singole aree cerebrali, ma anche le reti che permettono alle diverse regioni del cervello di comunicare tra loro. Sempre più ricerche, infatti, indicano che molte malattie neurodegenerative compromettono il funzionamento di interi circuiti cerebrali. Gli autori sottolineano comunque che lo studio è di tipo osservazionale e non dimostra un rapporto di causa-effetto. In altre parole, non è possibile affermare che la vitamina C protegga direttamente il cervello, ma i risultati suggeriscono che una dieta ricca di questo nutriente potrebbe contribuire a mantenere una migliore salute cerebrale con l’avanzare dell’età. Per confermare questa ipotesi saranno necessari ulteriori studi, che seguano i partecipanti nel tempo e coinvolgano popolazioni più eterogenee. Nel frattempo, gli esperti ricordano che alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e sonno di qualità rappresentano insieme alcuni dei principali alleati per preservare le funzioni cognitive durante l’invecchiamento.

