Il paradosso di Fermi risolto dall’Intelligenza Artificiale

L'IA e il paradosso di Fermi: una nuova teoria spiega perché non troviamo gli alieni

L’intelligenza artificiale potrebbe offrire una nuova chiave di lettura a uno dei più grandi misteri dell’universo: il paradosso di Fermi, ovvero la domanda “Se esistono così tante civiltà nell’universo, dove sono tutte?”. È quanto suggerisce un nuovo studio pubblicato in anteprima su arXiv dal ricercatore Sergey Ivliev. Secondo la sua teoria, una civiltà sufficientemente avanzata, una volta sviluppata un’infrastruttura spaziale completamente autonoma gestita dall’intelligenza artificiale, non avrebbe più interesse a costruire enormi imperi galattici o megastrutture facilmente individuabili. L’IA, infatti, seguirebbe una logica diversa da quella umana. Invece di espandersi per conquista o prestigio, punterebbe a garantire la sopravvivenza della civiltà distribuendo piccoli sistemi autonomi in altri sistemi stellari. Queste minuscole “sonde-seme” trasporterebbero conoscenze, dati e materiale necessario per ricostruire la civiltà in caso di catastrofi, rimanendo quasi invisibili agli strumenti di osservazione.

Secondo questa ipotesi, le civiltà extraterrestri potrebbero quindi essere presenti nella Via Lattea senza lasciare evidenti tracce tecnologiche, spiegando così l’assenza di segnali o megastrutture finora rilevate. Lo studio propone anche una riflessione più inquietante: se queste sonde fossero davvero il metodo più efficiente per esplorare la galassia e noi non ne avessimo ancora individuata nessuna, potrebbe significare che l’umanità è tra le prime civiltà tecnologiche oppure che esiste un ostacolo evolutivo che impedisce alla maggior parte delle civiltà di raggiungere questa fase di sviluppo. Trattandosi di un preprint pubblicato su arXiv, la ricerca non è ancora stata sottoposta a revisione paritaria e le sue conclusioni restano, per il momento, di un’ipotesi scientifica.