La bomba atomica su Hiroshima ha generato un materiale sconosciuto

La bomba atomica su Hiroshima ha generato un materiale sconosciuto


L’esplosione atomica di Hiroshima del 6 agosto 1945, oltre a rappresentare uno degli eventi più tragici della storia umana, ha prodotto condizioni fisiche estreme impossibili da riprodurre normalmente sulla Terra. Temperature elevatissime, pressioni intense e un rapidissimo processo di raffreddamento hanno creato per pochi istanti un ambiente capace di generare materiali completamente nuovi. Negli ultimi anni, alcuni ricercatori hanno analizzato particolari frammenti di detriti radioattivi trovati nelle sabbie delle spiagge della baia di Hiroshima, chiamati hiroshimaiti. Questi materiali si presentano come minuscole goccioline di vetro formatesi durante l’esplosione, quando edifici, metalli, terreno, vetro e acqua della città furono vaporizzati e successivamente condensati durante il raffreddamento della nube generata dalla bomba.


Uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances ha analizzato 34 campioni di queste goccioline attraverso tecniche avanzate, tra cui la microscopia elettronica e la diffrazione a raggi X. Gli scienziati hanno individuato al loro interno diverse particelle metalliche e, in particolare, una lega mai osservata prima composta da ferro, cromo, nichel, manganese, molibdeno, silicio e alluminio. Questa nuova lega presenta una struttura atomica altamente organizzata e si sarebbe formata attraverso un processo di condensazione del vapore metallico seguito da un raffreddamento estremamente rapido all’interno della palla di fuoco nucleare. Durante l’esplosione, infatti, i metalli presenti negli edifici e nelle infrastrutture circostanti furono trasformati in vapore, mescolandosi nell’atmosfera prima di solidificarsi in forme mai osservate nei materiali prodotti artificialmente.
Secondo i ricercatori, lo studio di questi frammenti offre una nuova prospettiva sia sulla comprensione degli effetti fisici delle esplosioni nucleari sia sulla formazione di materiali in condizioni estreme. Le caratteristiche della lega individuata potrebbero inoltre fornire indicazioni utili per la progettazione futura di nuovi materiali metallici destinati alla produzione avanzata.
Oltre all’interesse nel campo della scienza dei materiali, gli hiroshimaiti potrebbero avere applicazioni anche nella medicina forense nucleare, poiché la loro composizione permette di ricostruire le condizioni chimiche e fisiche presenti durante un’esplosione atomica.
La scoperta conferma quindi come i detriti prodotti da eventi nucleari possano diventare una sorta di “laboratorio naturale”, capace di rivelare nuove forme di materia e di ampliare la conoscenza sui processi di formazione dei materiali in condizioni estreme.

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Lucia Petrone
Lucia Petrone

Studentessa di Lingue e Letterature straniere presso l'Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionata di scienza e culture straniere, scrivo su Scienze Notizie dal 2021.