Per decenni gli scienziati hanno ritenuto che l’estinzione dei dinosauri, avvenuta circa 66 milioni di anni fa, fosse stata causata principalmente dalle conseguenze a lungo termine dell’impatto dell’asteroide di Chicxulub, che colpì l’attuale penisola dello Yucatán, in Messico. Secondo questa teoria, l’enorme quantità di polveri e detriti sollevata nell’atmosfera avrebbe oscurato la luce solare, provocando un drastico raffreddamento globale, il cosiddetto “inverno da impatto”, con conseguente collasso della vegetazione e delle catene alimentari. Una nuova ricerca, tuttavia, suggerisce che la fase iniziale della catastrofe potrebbe essere stata ancora più rapida e devastante: non solo un lungo periodo di freddo e carestia, ma anche un’intensa ondata di calore accompagnata da incendi su scala planetaria.
Lo studio, pubblicato sulla rivista JGR Biogeosciences, propone che le temperature estreme generate dopo l’impatto abbiano avuto un ruolo fondamentale nella distruzione degli ecosistemi terrestri. Quando l’asteroide, stimato con un diametro di circa 10 chilometri, colpì la Terra, l’energia liberata vaporizzò enormi quantità di roccia, producendo minuscole particelle chiamate sferule, che vennero espulse nell’atmosfera e successivamente ricaddero sulla superficie. Secondo i ricercatori, queste particelle, insieme alla polvere prodotta dall’impatto, avrebbero potuto intrappolare il calore nell’atmosfera, amplificando l’effetto delle radiazioni termiche. La superficie terrestre sarebbe stata così sottoposta a temperature sufficientemente elevate da provocare incendi spontanei in molte aree del pianeta. Le nuove ipotesi si basano anche su alcune evidenze fossili rinvenute nel sito di Tanis, nel Nord Dakota, dove gli studiosi hanno identificato strati di materiale depositato dopo l’impatto. Secondo Brandon Johnson, scienziato planetario della Purdue University e autore principale dello studio, la presenza di una nube di polvere avrebbe trasformato la superficie terrestre in un ambiente estremamente caldo, contribuendo alla morte immediata di molte forme di vita.
Le simulazioni dei ricercatori indicano che l’ondata termica potrebbe essere stata molto più intensa rispetto alle precedenti stime, raggiungendo livelli letali per numerosi animali terrestri. Erbe, licheni e vegetazione secca avrebbero alimentato grandi incendi, aggravando ulteriormente la crisi ecologica. Questo scenario non sostituirebbe completamente la teoria dell’inverno da impatto, ma suggerisce che l’estinzione potrebbe essersi sviluppata in due fasi: una prima fase caratterizzata da calore estremo e incendi globali, seguita da un lungo periodo di oscuramento atmosferico e raffreddamento che avrebbe causato una grave crisi alimentare. Alcuni organismi potrebbero essere sopravvissuti proprio grazie alla capacità di rifugiarsi in ambienti protetti, come sottoterra o negli ecosistemi acquatici. Inoltre, studi precedenti hanno evidenziato che il periodo stagionale in cui avvenne l’impatto potrebbe aver influenzato la sopravvivenza di alcune specie, favorendo animali con cicli biologici più adatti alle nuove condizioni ambientali. Comprendere se i dinosauri siano scomparsi principalmente a causa di un rapido evento termico o di una lenta crisi alimentare è fondamentale per ricostruire gli effetti dell’impatto di Chicxulub e capire come gli ecosistemi terrestri reagiscono a eventi climatici estremi. La nuova ricerca aggiunge quindi un ulteriore tassello alla storia della più famosa estinzione di massa della Terra.


