Scoperti 3 nuovi re assiri: la storia di statue decapitate e troni rubati

Tre re dimenticati emergono da tavolette cuneiformi, svelando intrighi, usurpazioni e una storia più violenta di quanto raccontassero i cronisti ufficiali

Scoperti 3 nuovi re assiri: la storia di statue decapitate e troni rubati

Una stele scoperta in Iraq nel 1894 portava inciso il nome di un re, ma qualcuno lo aveva cancellato e sovrascritto con quello del successore. Per più di un secolo la lista dei sovrani assiri è rimasta intatta, considerata completa. Ora, rileggendo con attenzione tavolette cuneiformi mal conservate pubblicate oltre 125 anni fa, due assiriologi hanno tirato fuori dall’ombra tre monarchi dimenticati, rivelando una storia più sanguinosa di quanto i cronisti ufficiali volessero far credere.

Lo studio, firmato da Alexander Johannes Edmonds dell’Università di Münster e da Eckart Frahm di Yale, è uscito sul Journal of Cuneiform Studies. I tre re neo-assiri, tutti con regni brevi — meno di due anni ciascuno — e tutti incoronati nella capitale Aššur, condividono un destino comune: deposti e in parte cancellati dalla memoria storica.

Il primo, Tiglath-pileser, regnò dal 763 al 762 a.C. in circostanze ribelli. Una tavoletta trovata a Ninive, pubblicata nel 1899, registra una concessione terriera a suo nome. Per decenni quel documento è stato attribuito per errore a Tiglath-pileser III, che governò decenni dopo. In realtà, il sovrano più anziano si era ribellato al nipote Aššur-dān III, occupando il trono in parallelo in un periodo segnato da peste ed eclissi.

Il secondo, Shalmaneser, regnò tra il 747 e il 745 a.C. Il suo nome compare su una stele controversa, poi sovrascritto dal successore. Il regno breve e turbolento ha senso in un’epoca di intrighi politici, vassalli con aspirazioni proprie e incursioni nomadi.

Il terzo, Aššur-uballiṭ, regnò dal 913 al 912 a.C. prima di essere spodestato. Un monumento a lui dedicato, forse una colossale statua, fu decapitato, spogliato delle braccia e dei simboli regali, trasformato in stele per esaltare l’usurpatore. Una tavoletta descrive invece come Aššur-uballiṭ avesse fornito l’argento per restaurare un vaso da libagione per la divinità nazionale Aššur, forse in occasione di un rituale celebrativo dell’ascesa dell’impero.

Secondo Frahm, la Lista dei Re Assiri, compilata dagli stessi antichi assiri, offre una versione idealizzata in cui ogni successione avviene senza spargimenti di sangue, padre in figlio, senza intoppi. I tre re emersi dai documenti dimostrano il contrario: pestilenze, eclissi, crisi di successione e l’ascesa di nuove élites oligarchiche non portarono al collasso, ma alla trasformazione dell’Assiria in un impero predatorio senza precedenti. Uno scenario, osserva Frahm, che in qualche modo risuona con i tempi che viviamo.

https://www.sciencealert.com/hiding-in-the-shadows-discovery-of-3-new-assyrian-kings-reveals-a-more-brutal-history-than-records-suggest

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