Una frana rivela l’ingresso di una grotta rimasta intatta per 17.000 anni. Ecco cosa hanno trovato gli esperti

Una frana rivela l’ingresso di una grotta rimasta intatta per 17.000 anni. Ecco cosa hanno trovato gli esperti

Nel nord della Spagna, in Cantabria, si trova una grotta che conserva una testimonianza eccezionale della vita umana durante l’ultima era glaciale. Si tratta di La Garma, un sito archeologico che gli studiosi considerano tra gli insediamenti paleolitici meglio conservati al mondo.Circa 16.800 anni fa, una frana bloccò l’ingresso di una delle camere della grotta, sigillandola e proteggendo ciò che si trovava all’interno. Per migliaia di anni, il luogo rimase praticamente intatto, come una vera e propria capsula del tempo.All’interno è stato scoperto uno spazio abitativo di circa cinque metri quadrati, delimitato da pietre e stalagmiti. Gli archeologi ritengono che fosse presente una struttura realizzata con bastoni e pelli, utilizzata dagli abitanti come riparo. Al centro si trova un antico focolare, circondato da migliaia di oggetti. Tra i reperti sono stati identificati strumenti per lavorare pietra, osso, corno e pelli, oltre a lance, aghi e un particolare oggetto considerato un possibile “proto-arpione”. In totale sono stati recuperati più di 4.600 reperti, molti dei quali permettono di ricostruire le attività quotidiane delle persone che vivevano nella grotta durante il periodo Magdaleniano.

La Garma non custodisce soltanto strumenti. Gli archeologi hanno trovato anche numerose testimonianze artistiche e oggetti ornamentali. Tra i reperti più sorprendenti c’è un osso di uro inciso con la rappresentazione di un animale e di un volto umano, un manufatto considerato particolarmente raro nel contesto dell’arte paleolitica europea. Sono stati inoltre scoperti diversi pendenti realizzati con ossa di cervo, cavallo e bisonte, probabilmente utilizzati come ornamenti personali. La grotta ha restituito anche resti di leoni delle caverne eurasiatici, grandi predatori scomparsi circa 14.000 anni fa. Alcune delle ossa presentano segni che potrebbero indicare un intervento umano. La scoperta ha aperto una nuova domanda: gli esseri umani potrebbero aver contribuito alla scomparsa di questi grandi felini attraverso la caccia, forse anche per ottenere le loro preziose pellicce? Gli studi su La Garma continuano. Grazie a tecniche sempre più avanzate e non invasive, gli archeologi stanno cercando di comprendere meglio come vivevano gli esseri umani dell’era glaciale, preservando allo stesso tempo uno dei più importanti archivi archeologici preistorici d’Europa.

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Lucia Petrone
Lucia Petrone

Studentessa di Lingue e Letterature straniere presso l'Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionata di scienza e culture straniere, scrivo su Scienze Notizie dal 2021.