Un agricoltore al lavoro vicino alla cittadina di Egtved, nello Jutland danese, stava rimuovendo una collinetta di terra nel proprio fondo quando il badile scontrò la struttura in scatoli di una quercia abbattuta e scavata. La tomba conteneva il corpo di una giovane donna sepolta circa 3.400 anni fa, durante l’Età del Bronzo, e conservata con una precisione tessile raramente documentata per quell’epoca.
Il terreno acido e impregnato d’acqua ha disciolto quasi interamente l’apparato osseo, risparmiando solo denti, capelli, unghie, lembi di pelle e frammenti di massa cerebrale, ma ha preservato la forma originaria posata su una pelle di mucca. Gli analisti del Museo Nazionale della Danimarca hanno ricostruito la figura di una ragazza tra i 16 e i 18 anni, alta circa 160 centimetri, vestita con una tunica corta in lana, una gonna a corde intrecciate con fibbia circolare in bronzo alla vita, bracciali metallici e una cuffia per capelli realizzata con crini di cavallo. Ai suoi piedi riposava una borsa di cuoio con i resti cremati di un bambino di circa nove anni, insieme a due recipienti in corteccia d’betulla: uno contenente spilli, punteruoli e tracce di muschio, l’altro con i residui organici di una bevanda fermentata a base di frumento, mirtilli rossi, miele e mirto di palude. Un fiore di achillea depositato all’altezza del ginocchio segnala che l’inumazione avvenne durante i mesi estivi.

L’analisi geochimica degli isotopi di stronzio prelevati dai denti e dai capelli della ragazza, condotta nei laboratori danesi, suggerisce che la giovane non fosse originaria dello Jutland, ma cresciuta nella regione della Foresta Nera, nel sud della Germania. La firma chimica legata all’acqua e al suolo assorbiti durante la crescita testimonia una mobilità continentale estesa prima del decesso, a riprova dell’esistenza di rotte di scambio e alleanze sociali su lunga distanza nell’Europa della tarda Età del Bronzo.

