La risoluzione promossa dal Togo a nome dell’Unione Africana ha ottenuto 164 voti favorevoli all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L’obiettivo della mozione “Correct the Map” è archiviare gradualmente la proiezione di Mercatore per raccomandare l’uso della mappa Equal Earth nei contesti educativi, mediatici e istituzionali. Tra i 193 Paesi membri, soltanto uno ha votato contro: gli Stati Uniti d’America, mentre sei nazioni si sono astenute.
Disegnata nel 1569 dal cartografo fiammingo Gerardus Mercator per facilitare la navigazione marittima, la proiezione tradizionale distorce la superficie dei continenti a seconda della latitudine. Più ci si allontana dall’equatore verso i poli, più le masse terrestri appaiono ingrandite. Il risultato è un’aberrazione visiva radicata nelle aule scolastiche di tutto il mondo: la Groenlandia sembra possedere una superficie equivalente a quella dell’intero continente africano, quando in realtà l’Africa è circa quattordici volte più estesa. Nel continente africano potrebbero trovarsi contemporaneamente Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Messico e la gran parte dell’Europa.
Robert Dussey, ministro degli Esteri del Togo, ha difeso la natura scientifica e culturale dell’iniziativa, sottolineando come la cartografia non sia mai neutrale ma plasmi la percezione geopolitica e il peso attribuito ai popoli. Sviluppata nel 2018, la proiezione Equal Earth corregge queste sproporzioni mantenendo le corrette relazioni tra le aree, restituendo al Global South le sue dimensioni reali.
La posizione americana si è distinta per un netto rifiuto. Yaryna Ferencevych, rappresentante vicaria degli Stati Uniti presso il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU, ha liquidato la risoluzione definendola una perdita di tempo su modelli cartografici del Cinquecento, sostenendo che l’iniziativa promuova un’agenda ideologica e distolga l’organizzazione dai problemi reali della pace e della prosperità internazionale.
La delibera delle Nazioni Unite non ha carattere vincolante e non impone divieti formali, ma segna una svolta nell’adozione di standard geografici più aderenti alla realtà fisica del pianeta.


