Qualcosa nelle nubi di Venere sta assorbendo una quantità sorprendente di luce solare

Un nuovo modello fisico stringe il cerchio sull'ignota sostanza che scherma la luce solare tra le nubi del pianeta.

Qualcosa nelle nubi di Venere sta assorbendo una quantità sorprendente di luce solare

All’osservazione nello spettro visibile, la copertura nuvolosa di Venere appare come un manto omogeneo e privo di contrasti. Spostando l’analisi sull’ultravioletto emerge invece una fitta rete di macchie scure e striature che tracciano la super-rotazione quadriennale dell’atmosfera superiore.

Jan Spacek della Foundation for Applied Molecular Evolution, insieme a un team internazionale composto da Yeon Joo Lee (Institute for Basic Science), Janusz Petkowski (Wrocław University of Science and Technology) e Paul Rimmer (University of Cambridge), ha calcolato l’efficienza ottica necessaria alla sostanza sconosciuta responsabile del fenomeno. I risultati della modellizzazione, pubblicati sulla rivista Astrobiology, indicano che il liquido contenuto nelle goccioline atmosferiche deve possedere un coefficiente di assorbimento decadico pari a circa 1.278 cm⁻¹ alla lunghezza d’onda di 375 nanometri.

I dati impongono precisi vincoli chimici. L’agente assorbente deve presentare un’efficienza molecolare eccezionale oppure essere presente in concentrazioni molto elevate all’interno della soluzione. Le misurazioni escludono miscele organiche generiche degradate dall’acido solforico concentrato. Quando composti organici semplici entrano in contatto con l‘acido solforico venusiano tenderrebbero a formare residui catramosi scuri, caratterizzati da un assorbimento largo ed uniforme che copre l’intero spettro visibile. L’assorbitore di Venere mostra invece un profilo spettrale ben definito, con un crollo netto della capacità di assorbimento tra 365 e 455 nanometri.

Se l’assorbitore fosse composto da molecole organiche coniugate con capacità di assorbimento paragonabili ai pigmenti porfirinici, la loro concentrazione dovrebbe aggirarsi attorno ai 10 grammi per litro di soluzione. Le ipotesi inorganiche concorrenti richiedono invece masse ancora superiori per replicare lo stesso livello di attenuazione della luce.

In sostanza, c’è qualcosa dentro le gocce d’acido delle nubi venusiane che cattura la luce del Sole in modo incredibilmente selettivo, ed è troppo concentrato o troppo specifico per essere spiegato con le semplici reazioni chimiche note.

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