Il biologo e ricercatore dell’Università degli Studi di Roma Foro Italico, insieme al suo team, ha condotto uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Biology Reports dimostrando come il tadalafil, farmaco comunemente impiegato contro la disfunzione erettile e l’ipertensione arteriosa polmonare, sia in grado di stimolare la capacità rigenerativa dei tessuti muscolari. La ricerca si è concentrata sulle cellule precorritrici del muscolo derivate da modelli murini. In condizioni normali, la riparazione del tessuto muscolare dipende dall’attivazione delle cellule satellite, le quali si trasformano in mioblasti prima di differenziarsi nelle fibre muscolari definitive. Durante l’esercizio fisico o a seguito di una lesione, l’organismo rilascia ossido nitrico, una molecola di segnalazione che attiva il guanosin monofosfato ciclico (cGMP), il vero motore chimico della rigenerazione. Questo processo viene fisiologicamente frenato dall’enzima fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5), che disattiva la molecola cGMP per bloccare la crescita muscolare al momento opportuno. Il tadalafil agisce proprio inibendo l’enzima PDE5. Bloccando questa barriera molecolare, il farmaco permette alla molecola cGMP di rimanere attiva più a lungo. Nelle prove di laboratorio, la somministrazione di tadalafil ha incrementato la proliferazione cellulare e ridotto la mortalità dei mioblasti a tutti gli intervalli di tempo analizzati. Nei test di simulazione di lesione (scratch assay), le colture trattate con il farmaco hanno mostrato una ripresa e una chiusura del taglio decisamente più rapide rispetto ai campioni di controllo.
I tracciati di laboratorio mostrano tuttavia un fenomeno inaspettato: le cellule esposte al tadalafil hanno rallentato la loro maturazione finale in fibre muscolari vere e proprie. Gli autori interpretano questo ritardo come un fattore positivo, poiché consente di mantenere un’ampia riserva di cellule staminali muscolari pronte a intervenire in caso di bisogno. I risultati finora ottenuti riguardano esclusivamente colture cellulari in vitro. La verifica dell’effettiva efficacia del processo su organismi viventi richiederà ulteriori sperimentazioni con modelli in vivo, per valutare se il ritardo nel differenziamento porti a una qualità superiore della fibra muscolare. Le prospettive cliniche guardano all’impiego del farmaco come terapia di supporto nelle patologie caratterizzate da atrofia muscolare o nei pazienti costretti all’immobilità prolungata. Gli stessi autori sottolineano la necessità di attente valutazioni da parte delle agenzie antidoping, dato il potenziale impiego improprio del principio attivo per migliorare le prestazioni sportive.


