I pipistrelli africani perderanno habitat adatti: clima e grotte non coincidono

Uno studio sui pipistrelli dalle dita lunghe stima che entro il 2070 solo il 5% delle aree con grotte idonee manterrà un clima favorevole. La quota scende al 2% considerando il paesaggio circostante.

I pipistrelli africani potrebbero sopravvivere ai cambiamenti climatici, se riuscissero a trovare un posto in cui vivere

Il cambiamento climatico potrebbe ridurre del 36-64% le aree dell’Africa subsahariana con condizioni climatiche adatte ai pipistrelli dalle dita lunghe entro il periodo 2061-2080. Ma il clima favorevole non basta: solo circa il 5% delle aree con grotte idonee dovrebbe mantenere anche condizioni climatiche adatte, una quota che scende a circa il 2% considerando la vulnerabilità del paesaggio circostante.

La ricerca, condotta da un ricercatore che studia i pipistrelli dal 2017 insieme al coautore Mark Keith, ha combinato le proiezioni climatiche future con la distribuzione di grotte e ambienti rocciosi nell’Africa subsahariana. Il gruppo esaminato è quello dei Miniopteridae, pipistrelli dalle dita lunghe che dipendono dalle grotte per ripararsi e che spesso condividono questi rifugi con altre specie. Anche in Italia è stata recentemente scoperta una rara specie di pipistrello.

I pipistrelli sono vulnerabili ai cambiamenti ambientali per diverse ragioni: si riproducono lentamente, hanno bisogno di rifugi stabili e possono risentire degli eventi climatici estremi, che influenzano la disponibilità di insetti, la loro principale fonte di cibo. Per le specie che vivono nelle grotte, inoltre, un’area dal clima adatto può non essere utilizzabile se non offre anche un rifugio idoneo.

Per stimare dove i pipistrelli potrebbero trovare condizioni favorevoli in futuro, i ricercatori hanno utilizzato una banca dati con 551 segnalazioni attendibili della loro presenza nell’Africa subsahariana. Costruendo un modello informatico, hanno associato a ciascun luogo le condizioni climatiche locali, come temperatura e precipitazioni, e stimato dove potrebbero persistere intorno al 2070, ipotizzando un ritmo moderato di riscaldamento globale.

Le aree climaticamente adatte potrebbero concentrarsi soprattutto nell’Africa meridionale, sugli altopiani orientali e in Madagascar. Tuttavia, confrontando queste proiezioni con la posizione delle grotte e dei paesaggi rocciosi adatti, emerge una forte discrepanza: i luoghi con il clima favorevole e quelli che offrono un rifugio si sovrappongono poco.

Per alcuni pipistrelli, poi, non basta trovare una singola grotta. Possono aver bisogno di una rete di rifugi, spostandosi tra grotte diverse nel corso dell’anno. Anche il territorio che le collega è quindi importante. Strade, città, agricoltura e altri cambiamenti possono frammentare il paesaggio e rendere più difficile raggiungere un altro rifugio. Gli spostamenti richiedono energia: se i pipistrelli devono percorrere distanze maggiori tra i luoghi in cui si nutrono, riposano e si riproducono, potrebbero consumare una parte maggiore delle loro riserve per muoversi, aggiungendo un’ulteriore pressione a quella del clima.

I risultati indicano che la conservazione deve considerare insieme tre aspetti: la persistenza di un clima adatto, la presenza di luoghi in cui gli animali possano vivere e la possibilità di spostarsi tra le aree necessarie. Questi luoghi potrebbero diventare rifugi importanti per i pipistrelli con il cambiamento del clima.

La stessa sfida può riguardare molte altre specie: una rana può dipendere da una particolare zona umida, un uccello da un certo tipo di foresta e una pianta da uno specifico suolo. Le condizioni climatiche adatte possono spostarsi, mentre gli habitat necessari potrebbero non farlo. Per la pianificazione delle azioni di conservazione, dunque, non basta prevedere dove il clima sarà favorevole: occorre anche capire se gli animali, una volta arrivati, troveranno un posto in cui vivere.

Fonte: theconversation.com

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Redazione Scienze Notizie
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