Nel Galles emerge un forte romano che potrebbe legarsi a una leggenda medievale

Gli scavi nel Pembrokeshire hanno portato alla luce strutture e reperti compatibili con un forte in legno. Il collegamento con l’accampamento di Magnus Maximus resta un’ipotesi.

Antica città romana di Volubilis in Marocco

Ceramiche, monete e resti di fortificazioni indicano che nel Pembrokeshire, nel Galles occidentale, sorgeva un forte romano in legno. Il sito potrebbe essere collegato all’accampamento dell’imperatore Magnus Maximus, chiamato Macsen Wledig in gallese e citato in un racconto medievale. L’identificazione resta un’ipotesi, ma i reperti e le strutture emerse dagli scavi sono compatibili con un insediamento militare romano.

La ricerca è nata da un’indagine avviata nel 2002, quando l’archeologo che ha condotto gli scavi ha riscoperto una villa romana a circa 30 chilometri a sud-ovest del Galles. Il sito era stato segnalato all’inizio del XIX secolo dall’antiquario locale Richard Fenton, ma la sua attendibilità era stata contestata. All’epoca era diffusa l’idea che i Romani non fossero arrivati nel Galles occidentale, una convinzione che persiste ancora oggi.

Durante gli scavi della villa, un volontario del posto chiese perché un sito romano così importante si trovasse in una zona isolata. L’archeologo non aveva una risposta, ma ricordò che nel 1922 Sir Mortimer Wheeler aveva scavato un sito simile alla stessa latitudine. I due luoghi potevano trovarsi vicino a una strada romana: da qui prese avvio la ricerca di una rete di percorsi attraverso il Galles occidentale.

Fenton aveva individuato un tratto di strada romana nella valle di Whitland, portato alla luce nel 1995 prima della costruzione di una circonvallazione. L’archeologo riteneva però che esistesse una rete più ampia ancora da scoprire. Nel frattempo, dopo gli scavi di Wheeler, erano stati identificati altri siti romano-britannici, tra cui un forte a Wiston, vicino a Haverfordwest, nel 2012-2013, e diverse ville. Le nuove osservazioni hanno incontrato scetticismo, ma hanno contribuito a ricostruire un possibile collegamento stradale dal Pembrokeshire verso est, fino al Carmarthenshire.

Un passo avanti è arrivato nel 2024, quando nei pressi di Crymych, nel Pembrokeshire settentrionale, sono state individuate opere di terra compatibili con un forte ausiliario romano, cioè una struttura militare destinata a truppe non legionarie. Il sito si trova accanto a una strada quasi certamente romana. Il recinto ha la tipica forma rettangolare, con angoli arrotondati, simile a una carta da gioco, e si estende per circa tre ettari, una superficie comune per questo tipo di fortificazione. Un angolo è stato distrutto dalla costruzione del villaggio postmedievale di Crymych, tuttora abitato.

Il lato meridionale del recinto è attraversato da una leat, un canale che convoglia l’acqua, collegato al sito tramite un condotto in muratura. Il forte si trova vicino all’attuale A478, che in quel tratto procede in linea retta. Anche diversi segmenti più a sud hanno un andamento simile, sebbene il tracciato si perda in alcuni punti, come accade spesso per le strade romane. Secondo l’archeologo, il percorso potrebbe appartenere a una grande arteria finora sconosciuta, che collegava il Pembrokeshire con il Ceredigion, più a nord.

Un’indagine geofisica limitata, svolta nell’ottobre 2025, ha individuato due edifici rettangolari nella posizione prevista. Le indagini geofisiche sono scansioni non invasive del terreno, utili a rilevare strutture sepolte, come muri e canali di drenaggio. A queste sono seguiti scavi esplorativi nel marzo e nel luglio 2025, che hanno restituito monete, una pedina da gioco, frammenti di ceramica romana e un fuso per filare la lana. Per verificare meglio se si trattasse di un forte ausiliario, era necessario uno scavo di valutazione più approfondito.

Il possibile legame con la tradizione gallese è emerso quando il sito è stato individuato nel 2024. L’archeologo ha ipotizzato che potesse corrispondere a Cadair Maxen, l’accampamento di Magnus Maximus menzionato nel Mabinogion, una raccolta di racconti gallesi medievali. La storia, intitolata L’imperatore Maxen e nota anche come Il sogno di Macsen Wledig, colloca l’imperatore usurpatore della fine del IV secolo sul Frenni Fawr, la vetta più orientale dei monti Preseli. La montagna domina il sito da poco più di tre chilometri a nord-est, ma sulla sua cima non sono visibili resti di un accampamento romano di marcia, dove secondo il racconto l’imperatore si sarebbe recato.

All’inizio di settembre sono state aperte cinque trincee. Tre si trovavano in corrispondenza dei principali edifici ipotizzati: la residenza del comandante, il quartier generale e i granai. Una era nella zona settentrionale, dove ci si aspettava di trovare una strada perimetrale; la quinta era sul pendio, nel punto in cui l’indagine geofisica aveva segnalato un sentiero.

Nelle prime due trincee sono state trovate basi di pavimenti in argilla, compattata con resti di sottili lastre di pietra. Molte erano state spostate dalle arature praticate a intervalli per decenni. Nella seconda trincea è emerso anche un allineamento diagonale di pietre, che potrebbe indicare una successiva fase di occupazione civile. Qui sono stati recuperati numerosi frammenti di ceramica e una fornace, da cui provenivano molti frammenti di tegole romane. La terza trincea ha restituito un pavimento in argilla compatibile con i granai romani.

Nella quarta trincea sono stati portati alla luce i resti della base del terrapieno e, sotto il livello raggiunto dall’aratro, una superficie stradale con solchi orientati nella direzione prevista. La quinta ha rivelato un sentiero, la cui datazione deve ancora essere stabilita; sono stati però recuperati alcuni frammenti di ceramica apparentemente romani.

Tra gli altri reperti figurano un fuso in piombo, uno stilo in ferro — usato per scrivere documenti e lettere su tavolette di cera —, un’ascia da falegname, una pedina da gioco, una moneta del III secolo e due monete della fine del IV secolo. Nel complesso, i ritrovamenti sono compatibili con un tipico forte romano in legno, probabilmente fondato durante la campagna del governatore Sesto Giulio Frontino, tra il 74 e il 78 d.C.

I risultati sostengono l’ipotesi di un legame tra l’accampamento di Magnus Maximus raccontato nel Mabinogion e il sito individuato nel 2024, ma non dimostrano che i due luoghi coincidano. Le opere di terra sono ancora visibili e si trovano quasi certamente accanto a una grande strada romana; nel IV secolo sarebbero state più evidenti e riportate negli itinerari ufficiali. La scoperta mette in relazione archeologia e folklore, suggerendo che alcuni racconti tradizionali possano conservare tracce di luoghi reali.

Magnus Maximus sarà tra i protagonisti del prossimo libro dell’archeologo, Lives of the Roman Emperors: From Augustus to Romulus Augustulus. L’articolo è adattato da un testo pubblicato originariamente su The Conversation.

Fonte: scitechdaily.com

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Redazione Scienze Notizie
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