Scavano in un’area anomala del fondale marino e riaffiora una tomba abissale

Un veicolo subacqueo norvegese ha scoperto per caso il relitto biologico di un grande cetaceo sepolto sotto i sedimenti dell'Artico, rivelando l'importanza cruciale e la fragilità di questi oasi di vita abissale.

Scavano in un’area anomala del fondale marino e riaffiora una tomba abissale

Durante una ricognizione di routine condotta nelle profondità del mare Artico dal programma norvegese MAREANO, le telecamere del veicolo sottomarino guidato a distanza Ægir6000 hanno inquadrato una macchia scura anomala che interrompeva la monotonia del fondale fangoso. L’attenzione dei ricercatori dell’Istituto di Ricerche Marine della Norvegia è stata attirata da un denso agglomerato di vermi tubicoli eretti sopra il sedimento come piccoli fili erba. Man mano che il braccio meccanico del sommergibile ha iniziato a scavare nella zona interessata, dal fondo è salita una densa nube nera, tipico segnale di un’intensa decomposizione batterica e di un elevato consumo di ossigeno. Diradato il fango, sono comparsi frammenti ossei, denti isolati di un cetaceo con denti e piccoli crostacei Saduria intenti a nutrirsi dei resti organici sotterranei. I campioni recuperati e portati in superficie, analizzati dall’equipaggio utilizzando maschere antigas a causa del forte odore di idrogeno solforato, hanno confermato il fortuito ritrovamento di una carcassa di balena affondata e quasi del tutto sepolta sotto i sedimenti oceanici.

Le immagini di una spedizione in acque profonde mostrano: a) un veicolo sottomarino a comando remoto che preleva campioni di sedimento, b) vermi
Notomastus che popolano il fondale marino circostante, c) ossa esposte e d) un
crostaceo
Saduria .

Questi eventi, noti nella comunità scientifica come whale fall, creano veri e propri oasi biologiche negli abissi, rilasciando sostanze nutritive essenziali che sostengono comunità di organismi altamente specializzati e promuovono il riciclo di carbonio, zolfo, azoto e fosforo per anni. La scoperta sottolinea come le carcasse dei grandi cetacei fungano da tappe fondamentali per la dispersione della vita lungo le piane abissali, collegando ecosistemi altrimenti isolati.

a) Ricercatori che setacciano il campione di carcasse di balena. b) Un dente di balena dentata. c) Un vassoio pieno di ossa di balena.

Allo stesso tempo, la difficoltà nel rilevare scheletri ormai del tutto ricoperti dal fango evidenzia i rischi legati alle future attività di estrazione mineraria nei fondali marini. I pescherecci da traino e le operazioni minerarie ad alta profondità potrebbero infatti distruggere involontariamente questi delicati habitat prima ancora che la scienza riesca a mapparli e a comprendere i complessi ruoli ecologici che svolgono nell’oceano profondo.

a) e b) Ossa di balena. Le grandi ossa nere in b) potrebbero essere ossa dell’orecchio. c) Diversi denti di balena rinvenuti nel campione. 

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