Sulla calotta di ghiaccio che definisce il punto più alto d’Europa occidentale, il profilo della montagna cambia forma e quota al ritmo delle stagioni. La spedizione di rilevamento condotta il 17 settembre dai geometri dell’Union Nationale des Géomètres-Experts e dall’Ordre des Géomètres-Experts ha fissato l’altitudine ufficiale del Monte Bianco a 4.807,47 metri sopra il livello del mare. Rispetto alla misurazione eseguita nel 2025, la vetta ha perso esattamente 1,29 metri di quota, una contrazione visibile ma rientrante nelle periodiche oscillazioni atmosferiche e glaciologiche che caratterizzano la cima.
Per ricostruire con accuratezza millimetrica la geometria del rilievo, la squadra ha trasportato fino alla cresta oltre trenta chilogrammi di strumentazione scientifica, combinando rilievi satellitari GPS, scansioni effettuate tramite droni per la modellazione tridimensionale della neve e rilevazioni radar puntate a stimare lo spessore del ghiaccio profondo. Il dato emerso conferma un andamento discendente rispetto ai 4.810,90 metri registrati nel 2007, tracciando una differenza complessiva di 3,43 metri nell’arco di diciannove anni. Tale scarto non si traduce automaticamente in un’equivalente fusione netta del ghiacciaio perenne, poiché la serie storica mostra continui sali e scendi condizionati dalle precipitazioni nevose invernali e dalle temperature estive.
L’estate del 2026, caratterizzata da periodi prolungati di caldo intenso, ha indubbiamente favorito l’assottigliamento dello strato superficiale. Tuttavia, gli esperti sottolineano la necessità di distinguere tra la variabilità meteorologica contingente e l’impatto strutturale del riscaldamento globale. Se alle quote inferiori la ritirata dei ghiacciai alpini appare drammatica e documentata — con il sistema glaciologico svizzero che ha perso circa il 19 per cento del proprio volume complessivo dal 2021 — sopra i quattromila metri i processi di accumulo e compressività del ghiaccio rispondono a dinamiche fisiche più complesse. Per stabilire lo stato di salute reale della calotta sommitale occorre calcolarne il bilancio di massa, integrando densità, volume e distribuzione strutturale della neve stagionale.
Mentre la copertura glaciale continua a modellarsi sotto l’azione delle correnti d’aria e dei cicli termici, la struttura geologica fondamentale del massiccio resta inalterata: il basamento roccioso affiora e si ferma esattamente a 4.792 metri di quota.


