Ventiquattro schegge di pietra risalenti a circa 60.000-50.000 anni fa, rinvenute nel deserto di Nefud, in Arabia Saudita, mostrano una forte affinità con gli utensili attribuiti ai Neanderthal. Un modello statistico ha assegnato loro una probabilità mediana del 78% di essere neandertaliane. Nel sito, però, non sono stati trovati fossili di ominini: l’identificazione si basa quindi sulle caratteristiche degli utensili, non su resti umani.
La ricerca è stata condotta da James Blinkhorn, dell’Università di Liverpool, e Huw Groucutt, dell’Università di Malta, e pubblicata sulla rivista Quaternary Science Reviews. Gli autori precisano che nessuna tecnologia può essere associata in modo esclusivo a una specie e che saranno necessari fossili per verificare l’ipotesi.
Jebel Katefeh-1, abbreviato in JKF-1, si trova nel bacino di Jubbah, nell’Arabia Saudita settentrionale. Il sito conserva una delle più ampie collezioni pubblicate di utensili in pietra del Paleolitico medio dell’Arabia settentrionale. Uno studio del 2012 sul paleolago di Jubbah descriveva 1.222 reperti raccolti sul margine orientale di un antico lago. Il deposito sembra riflettere un’occupazione di breve durata su una duna, sopra una depressione che potrebbe aver ospitato uno specchio d’acqua.
Le prime datazioni collocavano l’occupazione in un intervallo molto ampio, tra 90.000 e 50.000 anni fa. In quel periodo sia Homo sapiens sia i Neanderthal vivevano nell’Asia sud-occidentale, rendendo difficile stabilire chi avesse fabbricato gli utensili. Le schegge di JKF-1, inoltre, sono insolitamente allungate per l’Arabia e si restringono verso la punta, ricordando reperti di Kebara, Ksar Akil e Tor Faraj, nel Levante.
Per precisare la cronologia, i ricercatori hanno scavato una seconda trincea a 5 metri dalla prima e datato tre nuovi campioni di sedimento con la luminescenza stimolata otticamente, una tecnica che stima da quanto tempo i granelli di sabbia sono sepolti. Poiché le tane delle volpi avevano rimescolato i sedimenti, l’età di ciascun campione è stata calcolata considerando la popolazione di granelli predominante.
I risultati indicano che la sabbia trasportata dal vento si depositò tra circa 85.000 e 64.000 anni fa, mentre i sedimenti lacustri sovrastanti risalgono a circa 60.000 e 59.000 anni fa. Lo strato con gli utensili si trova al confine tra i due, all’inizio di una fase umida. Considerate insieme alle precedenti datazioni dello strato, comprese tra 49.000 e 53.000 anni fa, le nuove misure collocano l’occupazione tra circa 60.000 e 50.000 anni fa. L’intervallo è compatibile con quello di altri siti della regione, tra cui Al-Marrat (ALM-3), nell’Arabia settentrionale, e Shibat Dihya-1, nello Yemen.
Per confrontare gli utensili, il gruppo ha analizzato la forma dei supporti prodotti con la tecnica Levallois. In questo metodo, il nucleo di pietra viene preparato in modo da ricavarne schegge, o supporti, con forma e dimensioni prestabilite. Tecniche Levallois sono diffuse nelle collezioni di quel periodo in Africa, Arabia e Levante.
Il confronto ha incluso 704 supporti Levallois integri provenienti da 12 siti dell’Africa nord-orientale e dell’Asia sud-occidentale, datati tra 100.000 e 50.000 anni fa. I ricercatori hanno considerato, tra gli altri fattori, l’età dei reperti, il paesaggio, il clima, le dimensioni delle collezioni, la materia prima, il tipo di sito e la storia delle popolazioni.
«La variabilità della forma dei supporti Levallois nella regione si spiega soprattutto con le differenze nella storia delle popolazioni», hanno scritto gli autori. Solo quattro dei siti di confronto hanno restituito fossili di ominini. Per gli altri, i ricercatori hanno seguito le classificazioni convenzionali: i siti del Levante senza fossili, datati tra 70.000 e 55.000 anni fa, sono stati considerati neandertaliani; quelli africani e i siti arabici più antichi sono stati attribuiti a Homo sapiens. Resta possibile che gruppi vicini condividessero le tecniche di produzione degli utensili, come è stato ipotizzato per la grotta di Tinshemet, in Israele.
I modelli statistici, addestrati sui siti di riferimento, hanno riprodotto quelle classificazioni in oltre il 93% dei casi. Applicato ai 24 supporti di JKF-1, il modello con le prestazioni migliori ha assegnato una probabilità mediana del 78% di un’affinità neandertaliana. Solo quattro supporti hanno mostrato una maggiore affinità con Homo sapiens; quasi un quarto ha ottenuto probabilità superiori al 95% a favore dei Neanderthal.
Ad Al-Marrat, invece, è stato possibile esaminare soltanto sette supporti, un campione troppo piccolo per conclusioni solide, anche se quattro hanno superato il 78%. Il risultato di JKF-1 è compatibile con un altro dato: circa 55.000 anni fa, i Neanderthal erano gli unici ominini dell’Asia sud-occidentale la cui presenza fosse stata datata con certezza.
Secondo il programma Human Origins dello Smithsonian, i Neanderthal vissero tra circa 400.000 e 40.000 anni fa in Europa e nell’Asia sud-occidentale e centrale. Tra circa 75.000 e 50.000 anni fa, fossili neandertaliani sono stati trovati in siti del Levante come Kebara e Amud e a Shanidar, nei monti Zagros. Nel 2021, uno studio sulla grotta di Shukbah ha identificato un dente di Neanderthal, allora il fossile più meridionale noto di questa popolazione.
«I nostri risultati mettono in discussione l’idea che i Neanderthal fossero ominini delle estreme regioni settentrionali, confinati nelle aree fredde e/o nei boschi paleartici», hanno scritto gli autori. Se l’ipotesi fosse confermata, Neanderthal e Homo sapiens potrebbero essersi incontrati e incrociati in un’area molto vasta, comprendente anche l’Arabia. Un approfondimento sull’incontro tra Neanderthal e Homo sapiens ricostruisce le prove genetiche di queste interazioni.
La conclusione resta tuttavia provvisoria. «Non sosteniamo che determinate tecnologie possano essere associate in modo esclusivo a specifiche popolazioni o specie», hanno precisato i ricercatori. Nel campione di confronto non ci sono siti neandertaliani all’aperto, mentre JKF-1 è un sito all’aperto; inoltre, anche il tipo di sito contribuiva a spiegare le differenze nella forma degli utensili. Finora nessun sito ha restituito fossili di entrambe le specie nello stesso strato. I denti trovati a Üçağızlı II, nel Levante settentrionale, hanno alimentato questa possibilità, ma non sono stati datati direttamente.
Per verificare l’interpretazione neandertaliana serviranno fossili di ominini, ancora rari in Arabia. Alle basse latitudini, inoltre, resti fossili e DNA si conservano male.
Fonte: earth.com


