In una grotta di Valencia emergono almeno 120 iscrizioni romane: le donne veneravano una dea

Le iscrizioni, in gran parte del I e II secolo d.C., sono state documentate da ricercatori delle università di Alicante e Saragozza. Cinque testi contengono voti rivolti a Domina, «la Signora».

Camera del santuario romano di Cova Dones a Millares, in Spagna: una sala buia della grotta, con pareti rocciose e un pavimento costellato di pozze naturali

Nella Cova Dones, una grotta di Millares, nella provincia di Valencia, sono state documentate almeno 120 iscrizioni latine: quando la camera fu esplorata per la prima volta, nel 2024, se ne conoscevano circa 15. Cinque testi sono voti rivolti a Domina, «la Signora», una dea venerata dai visitatori. Tra i nomi finora decifrati ce ne sono diversi femminili. I risultati sono ancora preliminari e molte iscrizioni devono essere lette.

Le ricerche sul campo, condotte a maggio e giugno 2026 da squadre delle università di Alicante e Saragozza, si sono concentrate in una camera che i ricercatori chiamano «Santuario romano». Si trova a oltre 200 metri dall’ingresso, secondo l’University of Alicante. La maggior parte delle iscrizioni sembra risalire al I e II secolo d.C.; i testi ricoprono pareti e soffitto.

Sul pavimento ci sono piccole vasche naturali, dette gour, che raccolgono l’acqua proveniente dalle gallerie. I visitatori vi gettavano offerte. Durante la prima campagna di ricerca è stata trovata anche una moneta del regno dell’imperatore Claudio, incastrata come offerta tra una fessura e una stalattite sul soffitto. In una fotografia del gruppo, Xabier Garín Artázcoz indica la crepa. Trinidad Pasíes Oviedo, del Museo di Preistoria di Valencia, ha recuperato e restaurato la moneta.

Nel gennaio 2025 l’Università di Alicante aveva definito la camera uno dei siti con iscrizioni romane più profondi conosciuti nella penisola iberica: sarebbe seconda soltanto alla Cueva del Puente, a Burgos, e forse alla Cueva de Román de Clunia.

Le iscrizioni raccolte quest’anno sono state decifrate da due specialisti di epigrafia, la disciplina che studia le iscrizioni antiche. Silvia Alfayé insegna storia antica all’Università di Saragozza; Sergio García-Dils tiene lezioni all’UNED di Siviglia e dirige la Scuola spagnola di speleologia.

Secondo Alfayé, cinque testi votivi mostrano che le donne partecipavano attivamente al culto della dea. Tre riportano la parola MALACI, che l’Università di Alicante, in un comunicato del 27 luglio, ha definito un epiteto inedito riferito a una divinità finora sconosciuta. García-Dils ha notato che le iscrizioni sono concentrate in una zona circoscritta, molto lontana dall’ingresso. A suo avviso, questo «suggerisce fortemente l’esistenza di un culto ben organizzato e strutturato», dedicato a una divinità con un nome, e non di visite sporadiche.

L’Università di Southampton, dove lavora anche Aitor Ruiz-Redondo, ha pubblicato il comunicato in inglese il 20 ottobre. Le prime letture indicano che alcune donne potrebbero aver scritto i propri voti senza intermediari. Finora, il santuario rupestre romano con il maggior numero di iscrizioni conosciute era La Griega, con 107 testi; uno di questi menziona una donna.

Nel 2026 il gruppo ha censito anche gli oggetti sul pavimento della camera. Tra i reperti ci sono due anelli di bronzo, trovati sotto la roccia iscritta, un bracciale, coppe a forma di calice, fusaiole, frammenti di ceramica e ossa di animali. Le fusaiole, strumenti usati per filare, erano particolarmente numerose. Virginia Barciela, che dirige il progetto insieme a Ruiz-Redondo e insegna preistoria all’Università di Alicante, ha detto che potrebbero essere offerte di fusi, strumenti tessili associati alle donne nell’antichità.

Due ricercatori a Cova Dones usano un tablet per documentare le iscrizioni latine incise sulla parete della grotta
Membri del gruppo di ricerca documentano e analizzano le iscrizioni nel santuario romano di Cova Dones. Credito: Grupo ArcheoSymbol / University of Alicante. Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Barciela ha ricordato anche il primo nome scritto del sito, Cova de les Dones, cioè «Grotta delle donne». Secondo lei, potrebbe custodire «la memoria fossilizzata di un luogo a lungo associato alle donne» o a spiriti femminili. Alfayé ha ipotizzato che il titolo della dea possa essere legato all’acqua. Nel mondo antico esistevano altri santuari dedicati all’acqua, come quello circolare di Pelusio, nel nord del Sinai.

Le iscrizioni sono difficili da distinguere a occhio nudo. Per leggerle, il gruppo ha fotografato le superfici e realizzato modelli fotogrammetrici ad alta risoluzione, ricostruzioni tridimensionali ottenute a partire da fotografie. Il metodo ha permesso di individuare testi mai notati prima e di separare righe che in precedenza erano state interpretate come un’unica iscrizione.

Jorge Angás e Carlos Valladares, dell’istituto IPH di Saragozza e del progetto DigHER, si sono occupati della geomatica, cioè delle tecniche digitali per rilevare e rappresentare il territorio e i reperti. Javier Velaza Frías, docente di latino a Barcellona, dirige lo studio delle iscrizioni romane. Al progetto ha contribuito anche Víctor Sabaté Vidal, dell’Università di Valencia. Formule augurali in latino si trovano anche su altri oggetti romani, per esempio su coppe di vetro traforato decorate con auguri per il bere in greco o in latino. «In un santuario sotterraneo romano, trovare testi e offerte insieme nel luogo in cui furono deposti è eccezionalmente raro», afferma il comunicato dell’Università di Southampton.

La Cova Dones conserva anche tracce molto più antiche. Nel 2023 Ruiz-Redondo, Barciela e l’archeologo Ximo Martorell hanno pubblicato sulla rivista Antiquity i primi risultati delle ricerche: oltre 100 dipinti e incisioni paleolitici, alcuni risalenti a più di 24.000 anni fa. Ceramiche dell’età del Ferro avevano già portato gli archeologi, negli anni Sessanta, a classificare il sito come santuario iberico.

Nel 2025 il gruppo ha censito oltre 100 stalagmiti modificate intenzionalmente dall’uomo. Per questo tipo di reperti, l’Università di Alicante colloca la grotta al secondo posto nel mondo, dopo Saint-Marcel, in Francia. Ruiz-Redondo ha detto che le persone potrebbero essere tornate più volte nella grotta per «la presenza costante di acqua, il paesaggio o la facilità di accesso». A La Pasiega, Maltravieso e Ardales, segni rossi sono stati datati a oltre 64.000 anni fa.

Alfayé e i suoi colleghi stanno ancora studiando il titolo della dea: non hanno stabilito chi fosse Domina né che cosa significhi MALACI. Poiché molte iscrizioni sono ancora da leggere e gran parte della grotta non è stata studiata, 120 è un numero minimo.

Il progetto DONARQ è iniziato nel 2023 con finanziamenti della Generalitat Valenciana e della British Academy. Nel settembre 2026 il santuario è entrato nella rosa dei candidati a un premio del pubblico di National Geographic +Historia; le votazioni si sono chiuse il 12 ottobre. Quest’anno ulteriori interventi sono finanziati dal programma regionale Pla Restaura e dal Comune di Millares. I fondi serviranno a migliorare l’accesso e l’ingresso della grotta, adottare misure di sicurezza, creare un gemello digitale e catalogare le immagini paleolitiche. Il coordinamento è affidato alla società Arquivolta Patrimoni i Societat; in seguito saranno disponibili visite virtuali. Tra le offerte, i due anelli di bronzo erano appoggiati sulla superficie proprio sotto la roccia iscritta.

Le informazioni provengono dalle università di Southampton, Alicante e Saragozza.

Fonte: earth.com

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