Capire se una persona sta mentendo potrebbe essere più semplice di quanto si pensi. A sostenerlo è Brad Beeler, ex agente del Secret Service americano, che dopo 25 anni di esperienza nelle indagini federali, negli interrogatori e nei test della macchina della verità ha spiegato quali segnali osservare per individuare possibili bugie. Secondo Beeler, il segreto non è concentrarsi sul linguaggio del corpo o sul contatto visivo, ma prestare attenzione soprattutto alle parole, alle pause e alle variazioni della voce. Quando una persona racconta qualcosa di realmente accaduto, dovrebbe riuscire a ricostruire l’episodio con naturalezza, ricordando dettagli, sensazioni e particolari anche tornando indietro nel racconto. Al contrario, chi inventa una storia potrebbe incontrare maggiori difficoltà nel ricostruirla. Per riconoscere questi comportamenti, l’ex agente ha elaborato un sistema chiamato LIARS, composto da cinque indicatori.
Il primo è Latency, ovvero il ritardo nella risposta: pause troppo lunghe prima di rispondere a una domanda. Il secondo è Incongruence, quando le parole non corrispondono al tono della voce o ai gesti. Il terzo è Avoidance, cioè l’evasività, con risposte vaghe che utilizzano espressioni come «normalmente» o «di solito». Gli ultimi due segnali sono Resistance, quando una persona si mostra offesa e ribalta la domanda sull’interlocutore, e Shifting vocal inflection, quando l’intonazione cambia improvvisamente, facendo sembrare una risposta quasi una domanda. Beeler invita però alla prudenza: questi comportamenti non dimostrano automaticamente che qualcuno stia mentendo. Sono piuttosto campanelli d’allarme da valutare nel contesto. Anche la macchina della verità, nonostante la sua fama, non individua direttamente le bugie: misura parametri fisici come battito cardiaco, respirazione, sudorazione e circolazione sanguigna, associati alle reazioni di stress. Il consiglio dell’ex agente è quindi ascoltare attentamente, evitare giudizi affrettati e non trasformare un semplice sospetto in un’accusa.


