Riemerge dal lago una spada dell’Età del Bronzo: ha oltre 3.000 anni ed è ancora affilata. La scoperta in Italia

Con asce, pugnali e un rasoio, il recupero suggerisce un villaggio su palafitte. Gli oggetti potrebbero essere offerte rituali.

Riemerge dal lago una spada dell’Età del Bronzo: ha oltre 3.000 anni ed è ancora affilata. La scoperta in Italia

Un bagliore metallico emerso dai fanghi del lago di Mezzano, nell’Alto Lazio, ha restituito un reperto che ha spiazzato gli esperti: dopo più di tremila anni trascorsi in ambiente acquatico, la lama in bronzo conserva intatto il suo filo originale. Le operazioni di recupero sono state gestite dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, che ha operato in sinergia con il nucleo subacqueo dei Carabinieri di Roma. I primi esami tipologici collocano la realizzazione dell’arma nel XIII secolo a.C. Si tratta di una stima basata esclusivamente sulla geometria dell’impugnatura e sul profilo del fendente, senza il supporto di analisi archeometallurgiche o indagini di laboratorio sulla composizione della lega. I fondali lacustri non hanno restituito soltanto l’arma principale. Dal medesimo contesto sono emersi altri manufatti in bronzo: asce, cuspidi di lancia, pugnali da stocco, punte di freccia, spilloni ornamentali e persino un rasoio. La documentazione preliminare non specifica tuttavia il numero esatto dei pezzi estratti, le coordinate precise del giacimento o la profondità a cui giacevano.

L’accumulo eterogeneo di questi materiali suggerisce la presenza di un insediamento palafitticolo stanziale nell’area durante l’età del Bronzo. Resta aperta l’interpretazione sulla natura del deposito. Gli abitanti potrebbero aver immerso intenzionalmente le armi e gli utensili nel bacino come offerte votive destinate alle acque, nell’ambito di rituali della sfera del sacro. Si tratta di modelli ipotetici, non di dati confermati. Il flusso della notizia viaggia attraverso canali indiretti: Archaeology Magazine ha ripreso la ricostruzione diffusa da Gizmodo, che cita a sua volta i verbali della Soprintendenza. Il recupero dell’arma affilata dal fondo del lago solleva interrogativi cruciali sulla conservazione e sulla funzione dei depositi metallici in contesto lacustre. La presenza di un fendente perfetto, privo di evidenti tracce di usura o deformazioni da combattimento, mette in discussione la tesi che vede nei giacimenti subacquei semplici scarti di lavorazione o materiale destinato alla fusione. Un’arma di tale fattura rappresentava un bene di prestigio enorme, la cui rinuncia volontaria richiedeva un forte presupposto sociale o religioso. L’assenza di ossidazione distruttiva sul metallo suggerisce che il sedimento anossico del lago abbia sigillato l’oggetto in un microambiente protetto, preservandone la struttura originaria. Se l’ipotesi del villaggio palafitticolo trovasse riscontro in successive campagne di scavo, il bacino di Mezzano si confermerebbe come uno dei siti più nitidi per comprendere la gestione delle risorse, le tecniche di fonderia e le dinamiche rituali delle comunità tirreniche della tarda età del Bronzo.

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