A parità di calorie e composizione nutrizionale, un pasto ultra-processato può provocare risposte metaboliche diverse da quelle di un pasto composto da alimenti poco lavorati. In particolare, nello studio i partecipanti hanno mostrato un aumento più marcato dell’insulina e livelli di glucosio rimasti elevati più a lungo dopo aver mangiato il pasto ultra-processato. La ricerca, condotta da Alex DiFeliceantonio e dal suo gruppo alla Virginia Tech, è stata pubblicata su Nature Metabolism.
Gli studiosi hanno coinvolto 57 adulti normopeso, con un’età media di 26 anni. Trentadue hanno partecipato alla prova alimentare: in due giornate diverse e in ordine casuale, hanno consumato due pasti da 300 calorie ciascuno. Il primo comprendeva fesa di tacchino, purè istantaneo, un biscotto con gocce di cioccolato, cereali di frumento glassati, chips di verdure, un piccolo panino di pane bianco con burro di arachidi e marmellata e una piccola porzione d’acqua. Il secondo era composto da un uovo sodo, una banana, mirtilli rossi, formaggio e un po’ di sale marino.

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Benché diversi nell’aspetto e negli ingredienti, i pasti erano quasi identici per composizione nutrizionale. «I due pasti differivano di meno dell’1 per cento per quanto riguarda carboidrati, grassi, proteine, calorie, acqua e sale», spiega Zach Hutelin, ricercatore biomedico della Virginia Tech e primo autore dello studio. «Se avessero avuto un’etichetta nutrizionale, sarebbero stati praticamente identici».

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Dopo ciascun pasto, i ricercatori hanno prelevato campioni di sangue per tre ore. Le risposte della glicemia, cioè la concentrazione di glucosio nel sangue, sono risultate nel complesso simili, ma dopo il pasto ultra-processato i livelli sono rimasti alti più a lungo. La differenza è stata più evidente per l’insulina, l’ormone che aiuta a regolare il glucosio: dopo il pasto ultra-processato è aumentata molto di più ed è rimasta elevata per circa due ore. Entro la terza ora, dopo entrambi i pasti i valori erano tornati vicino a quelli iniziali.
Nel periodo osservato, il pasto ultra-processato ha inoltre aumentato il tasso metabolico e la combustione dei grassi, mentre la combustione dei carboidrati è stata inferiore rispetto a quella registrata dopo il pasto poco lavorato. «Siamo rimasti scioccati nel constatare che ogni singolo parametro metabolico fosse diverso», afferma Hutelin. «Abbiamo osservato che gli alimenti ultra-processati provocavano una risposta insulinica molto più elevata e che la glicemia restava leggermente più alta per un po’ più a lungo».
Lo studio non chiarisce con certezza perché i due pasti abbiano prodotto risposte diverse. Un esperimento separato ha però fornito alcuni indizi: i partecipanti hanno osservato immagini di alimenti ultra-processati e non ultra-processati mentre la loro attività cerebrale veniva misurata con la risonanza magnetica funzionale, una tecnica che rileva variazioni dell’attività cerebrale. Nei partecipanti che avevano preso parte anche alla prova alimentare, l’attività nello striato — una regione coinvolta nei sistemi di ricompensa — era associata al modo in cui avevano bruciato i carboidrati durante i pasti.
I ricercatori ipotizzano che possa esserci un legame tra il modo in cui l’organismo usa gli alimenti come fonte di energia e i segnali associati ai cibi, forse anche al loro grado di lavorazione. L’associazione osservata, tuttavia, non dimostra che l’attività cerebrale causi le differenze metaboliche.
«Nel complesso, i nostri risultati avvalorano l’ipotesi che la lavorazione degli alimenti possa influire sulle risposte metaboliche e sui meccanismi di ricompensa attraverso processi che vanno oltre il contenuto calorico e la composizione dei macronutrienti», spiegano i ricercatori in una nota sullo studio. «Questi processi potrebbero dipendere da una diversa disponibilità dei nutrienti, dovuta ai cambiamenti nella struttura fisica degli alimenti ultra-processati».
Un’altra possibile spiegazione riguarda gli additivi presenti nei prodotti ultra-processati, che potrebbero influenzare la risposta dell’organismo. Il gruppo intende approfondire questo aspetto in studi successivi. I risultati riguardano una prova breve, condotta su un numero limitato di adulti normopeso: non stabiliscono gli effetti a lungo termine di questi alimenti sulla salute.
Fonte: sciencealert.com


