I monti della Norvegia centrale erano abitati dai Sámi già nel Medioevo, prima di quanto si pensasse

Storici dell’Università norvegese di scienza e tecnologia hanno riletto testi norreni del XII-XIV secolo. Le fonti mettono in discussione l’ipotesi che i Sámi meridionali siano arrivati nella regione solo dopo il 1500.

Il primo re di Norvegia sposò una donna sami: cosa raccontano le saghe sul popolo che i vichinghi identificavano con i giganti

Testi medievali norreni scritti tra il XII e il XIV secolo contengono nomi, genealogie e racconti mitologici che indicano una presenza sámi nella Norvegia centrale molto prima di quanto sostenesse la cosiddetta «ipotesi della tarda immigrazione». È la conclusione di un gruppo di storici dell’Università norvegese di scienza e tecnologia (NTNU) di Trondheim, che ha curato un numero speciale della rivista Historisk Tidsskrift dedicato ai Sámi meridionali. Alle analisi hanno contribuito anche colleghi tedeschi e olandesi.

Le fonti esaminate furono composte in Norvegia, Islanda e nelle isole Orcadi, arcipelago a nord della Scozia che all’epoca apparteneva al mondo norreno. Oltre a nomi propri e riferimenti genealogici, i testi includono racconti sulle origini di famiglie e territori. Questi passaggi erano spesso considerati semplici abbellimenti fiabeschi; i ricercatori li interpretano invece come indizi di come gli autori medievali collocassero i Sámi nel proprio mondo e nel proprio passato.

Per decenni molti storici hanno sostenuto che i Sámi meridionali, popolo indigeno delle montagne della Norvegia centrale e della Svezia occidentale, fossero arrivati nella regione relativamente tardi, dopo l’insediamento dei contadini norvegesi. La teoria, nota come «ipotesi della tarda immigrazione», ha conseguenze che vanno oltre il dibattito accademico: riguarda la possibilità per un popolo di rivendicare una storia millenaria nella propria terra, anziché limitata a pochi secoli. Oggi i Sámi meridionali sono una comunità piccola; si stima che le persone che parlano la lingua sámi meridionale siano tra 500 e 600, e la lingua è considerata a rischio di estinzione.

L’ipotesi risale al 1889, quando il governo norvegese incaricò lo storico Yngvar Nielsen di contribuire a risolvere la questione dei diritti fondiari dei Sámi. Nielsen concluse che questi non si erano spinti a sud di Lierne, nel nord del Trøndelag, prima di circa il 1500 e che avevano raggiunto l’area del lago Femunden soltanto nel XVIII secolo. Il suo ragionamento si basava sull’assenza di riferimenti scritti: se le fonti non menzionavano i Sámi in un luogo, riteneva che non vi fossero mai stati.

Il nuovo studio mette in discussione questo modo di interpretare il silenzio delle fonti. Gli storici Peter Sigurdson Lunga ed Emil Mård Vaadal Eliasson, entrambi della NTNU, fanno parte del gruppo di ricerca Middelalderdidaktikk, cioè «Didattica medievale». Lunga dirige il gruppo. Secondo lui, la presenza sámi è ben documentata nei testi medievali: il fatto che le persone istruite dell’epoca conoscessero così bene i Sámi suggerisce, a suo avviso, che fossero presenti sul territorio e avessero un ruolo importante.

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La gigantessa Jotun Skadi era la dea dello sci e della caccia. Secondo una teoria, Skadi, con la sua abilità nello sci e nella caccia, simboleggia il popolo sami. Il disegno Skadi a caccia tra le montagne compare nel libro di Mary H. Foster Asgard Stories: Tales from Norse Mythology (1901). Credito: pubblico dominio / NTNU

Eliasson segnala inoltre una lacuna nella ricerca tra il 1250 e il 1650: in quel periodo, dice, nessuno aveva studiato sistematicamente i Sámi meridionali e le domande pertinenti «semplicemente non sono mai state poste». Il gruppo sta cercando di capire a cosa servissero i miti sulle origini e che cosa possano rivelare sul tempo in cui furono messi per iscritto.

Nelle genealogie dei re e dei clan potenti dell’epoca vichinga e dell’alto Medioevo, alcuni legami accrescevano il prestigio di una famiglia: la discendenza dagli dèi, l’origine straniera e la parentela con i Sámi, ai quali si attribuiva una grande conoscenza della magia. I capi norreni potevano quindi richiamare origini sámi, reali o inventate, per rafforzare la reputazione della propria stirpe. Un meccanismo simile si ritrova in altre parti d’Europa, dove alcune famiglie medievali facevano risalire le proprie origini a Troia.

Eliasson afferma che vi sono chiari indizi di matrimoni misti e che elementi sámi compaiono nelle genealogie di diverse famiglie potenti, compresa quella di Harald Bellachioma, Harald Hårfagre in norvegese. Lunga osserva che, mentre avere origini sámi è stato motivo di vergogna in Norvegia fino a tempi recenti, nell’epoca vichinga e nel Medioevo era motivo di orgoglio.

La lettura dei miti richiede di considerare come i Norreni immaginavano il mondo. Nella loro cosmologia, gli dèi, gli Æsir, vivevano ad Asgard, al centro del mondo; ai margini si trovava Utgard, dimora degli jotun, spesso tradotti come «giganti», e di altri esseri soprannaturali simili ai troll. Quando applicavano questa mappa mentale al mondo reale, i Norreni potevano associare i Sámi agli jotun: i Sámi vestivano in modo diverso e spesso vivevano in luoghi remoti, come montagne e altipiani, che ricordavano la dimora di quegli esseri.

Gli jotun erano legati alle forze della natura — vento, acqua, fuoco, ghiaccio e neve — e rappresentavano il lato selvaggio e magico del paesaggio nordico. Combattevano contro gli dèi, ma stringevano anche alleanze con loro. Gli dèi stessi discendevano dagli jotun e avevano bisogno delle conoscenze custodite nel loro mondo. In questo quadro, i Sámi potevano essere associati alla magia e alla stregoneria, ma anche a risorse economiche: le loro pellicce e la capacità di confezionare abiti invernali pratici ed eleganti, spiega Eliasson. Questo non significa che gli jotun fossero Sámi: indica piuttosto che gli scrittori norreni vedevano somiglianze tra i due e le usavano nei racconti.

Una figura che mostra questa sovrapposizione è la gigantessa Jotun Skadi, dea dello sci e della caccia. Secondo una teoria, la sua abilità in queste attività simboleggia il popolo sámi. Il disegno Skadi Hunting in the Mountains compare nel libro di Mary H. Foster Asgard Stories: Tales from Norse Mythology (1901). Credito: pubblico dominio / NTNU.

Nelle genealogie mitiche, le élite e i re norvegesi erano imparentati con gli jotun. In alcuni testi una stessa persona è chiamata sia jotun sia finn, termine che in norreno significa sámi. Il caso più noto è Snøfrid Svåsedatter, la donna che, secondo la tradizione, «stregò» Harald Bellachioma. Considerato il primo re di Norvegia, Harald è collocato tra la fine del IX e l’inizio del X secolo, all’epoca di Alfredo il Grande in Inghilterra. I racconti descrivono Snøfrid come la donna più bella del suo tempo.

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Harald Hårfagre e Snøfrid Svåsedatter. Credito: pubblico dominio / NTNU

Harald Hårfagre e Snøfrid Svåsedatter. Credito: pubblico dominio / NTNU.

Il padre di Snøfrid, Svåse, è chiamato re dei finn e anche «Svåse lo jotun». Viveva a Dovre ed è considerato l’antenato della cosiddetta dinastia di Dovre. La storia compare per la prima volta nell’Ågrip, il più antico testo in norreno sui re di Norvegia giunto fino a noi. L’opera, di autore sconosciuto, risale al XII secolo; il suo autore conosceva bene Nidaros, l’odierna Trondheim, e dedica agli eventi del Trøndelag più spazio che a quelli di altre regioni. Il racconto fu ripreso intorno al 1230 dallo scrittore islandese Snorri Sturluson.

Nella versione di Snorri, Svåse si presenta a una festa di Yule e invita il re nella propria capanna. Snøfrid serve idromele ad Harald, che se ne innamora subito. I due si sposano e hanno quattro figli; la saga racconta che il re trascurò il regno per lei. Quando Snøfrid muore, il suo corpo non si decompone e Harald le resta accanto per anni. Infine un uomo saggio lo convince a far spostare il cadavere. Appena viene rimosso, il corpo si decompone e ne escono rospi, serpenti e lucertole. Harald conclude che Snøfrid fosse una strega e bandisce i figli avuti con lei.

La saga colloca la festa nella tenuta di Tofti, nella valle di Gudbrandsdalen. Secondo il comunicato della NTNU, il luogo si trovava ai piedi della catena montuosa del Dovrefjell, a un giorno di viaggio da antichi insediamenti sámi sulle rive del lago Aursjøen. Il Dovrefjell ha un ruolo centrale nella storia dei Sámi meridionali; le fonti norrene lo descrivevano come una zona oltre i confini della civiltà, dominata dalla natura e dal soprannaturale. Eliasson ritiene ragionevole supporre che Svåse e il suo popolo rappresentassero una presenza sámi nella regione e che il mito presentasse i Sámi meridionali come gli abitanti originari del loro territorio.

Un altro racconto che suggerisce legami simili è il mito di Nor e Gor, narrato nella saga La fondazione della Norvegia (Fundinn Noregr). La storia spiega la nascita del paese e fa dei due fratelli gli antenati mitici dei suoi re. Nor e Gor discendono da Snø il Vecchio e dal gigante Fornjot, re di Finlandia e Kvenland.

Quando la sorella Goe scompare, i fratelli partono per cercarla. Gor si dirige a sud, attraversando il Baltico e la Danimarca; Nor va a ovest, verso la Norvegia centrale. Durante il viaggio entrambi conquistano terre e si dividono il regno: Nor prende la terraferma, Gor le isole.

Nor trova infine Goe a Berget, insieme al re Rolv, figlio dello jotun Svåse di Dovre. Dopo un duello senza vincitori, i due uomini concordano un doppio matrimonio: Goe sposa Rolv e la sorella di Rolv sposa Nor. Ai nuovi parenti di Nor e ai suoi antenati della «dinastia dell’Inverno» dell’est vengono attribuiti tratti sámi. Vivono in paesaggi associati ai Sámi, portano nomi che evocano l’inverno e hanno legami con terre lontane e con gli jotun: sono questi gli indizi usati dai ricercatori per identificarli.

Anche i nomi propri forniscono elementi di confronto. Tra i discendenti di Møttul, il «re dei finn» citato nel Landnámabók, il Libro degli insediamenti islandese, compaiono Finn, Finnvard, Kolfinna, Tind e Grima, nomi che evocano origini sámi.

Møttul è menzionato in fonti norvegesi, danesi e islandesi. Nella visione norrena sembra avere un ruolo simile a quello di Svåse: è una figura che vive al di fuori dei regni scandinavi e interviene talvolta grazie alla magia. Il testo Fagrskinna lo descrive come padre adottivo e mago di Gunnhild, la «Madre dei re», che sposò il re norvegese Eirik Ascia Insanguinata.

Lunga avverte però che, come Svåse, probabilmente anche Møttul non è mai esistito, benché sembri aver avuto un ruolo importante nelle genealogie delle famiglie islandesi e nella linea della casa reale norvegese. Questi racconti mostrano come le persone tra il XII e il XIV secolo rappresentassero sé stesse e collocassero i Sámi nel proprio passato, ma non dimostrano che Svåse o Møttul siano esistiti.

Il gruppo sta preparando un nuovo progetto sui Sámi meridionali nel Medioevo insieme a Saemien Sijte, museo e centro culturale dei Sámi meridionali a Snåsa. Anche i reperti archeologici indicano una presenza antica: resti di abitazioni tradizionali e focolari provenienti da insediamenti sámi meridionali risalgono a molti secoli fa e suggeriscono che queste terre fossero abitate almeno dal Medioevo, forse anche prima. Molti reperti, tuttavia, non sono ancora stati datati con precisione.

Secondo Eliasson, gli archeologi riconoscono che restano importanti lacune, che potrebbero essere colmate abbastanza facilmente se la ricerca avesse la priorità. Per ora, la data esatta a cui risale la presenza sámi nella Norvegia centrale resta una questione aperta.

Fonte: labrujulaverde.com

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