Frammenti di calcare provenienti da una tomba egizia di circa 4.400 anni fa conservano una delle più antiche autobiografie conosciute dell’antico Egitto. Il funzionario Khuwy vi si descrive come un uomo integro, vicino al re Djedkare e alla regina Setibhor.
Una frase dell’iscrizione afferma che Khuwy non aveva mai preso nulla da nessuno: un modo per presentarsi come moralmente irreprensibile, secondo un genere che gli studiosi chiamano «biografia ideale». Il testo, sopravvissuto solo in parte, potrebbe contribuire a ricostruire le origini di una lunga consuetudine egizia: raccontare la propria vita sulle pareti della tomba.
La tomba di Khuwy fu scoperta nel 2019 a Saqqara, la vasta necropoli a sud del Cairo, nel cimitero attorno alla piramide del re Djedkare. L’egittologa ceca Hana Vymazalová, dell’Università Carolina, ha analizzato l’iscrizione in uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Egyptian Archaeology.
La sepoltura si trova all’interno del cimitero reale e aveva una struttura imponente, un tempo rivestita di pregiato calcare bianco. Sottoterra conserva uno dei più antichi complessi funerari decorati conosciuti dell’Antico Regno, il periodo in cui furono costruite le grandi piramidi. La struttura in superficie non è sopravvissuta: fu distrutta da ladri di tombe durante il Nuovo Regno, un’epoca successiva. Gli archeologi hanno però recuperato numerosi frammenti di iscrizioni scolpite, che offrono indizi sulla vita e sui successi di Khuwy.
Otto frammenti di calcare, identificati con le lettere da A a H, appartengono al testo autobiografico. Sul blocco più grande restano quattordici colonne di geroglifici, sormontate da due righe orizzontali. I segni sono incisi a rilievo incavato, cioè scolpiti al di sotto della superficie della pietra.

Oltre alla dichiarazione di integrità morale, i frammenti menzionano direttamente il re Djedkare e la regina Setibhor, suggerendo che Khuwy fosse strettamente legato alla coppia reale. Il riferimento è significativo perché il nome di Djedkare compare di rado nelle iscrizioni di privati cittadini.
Il testo tratta anche dei preparativi per la sepoltura, delle risorse destinate al culto funerario — le offerte e i rituali che avrebbero dovuto mantenerlo «in vita» nell’aldilà — e dei sacerdoti incaricati di celebrarlo. Potrebbe inoltre fare riferimento ai suoi figli. Un altro passaggio sembra elencare i traguardi professionali di Khuwy, tra cui un incarico negli affari delle sei grandi corti amministrative dello Stato. Infine, una frase pare mettere in guardia chiunque compia un «atto malvagio» contro la tomba o contro le persone sepolte al suo interno: avvertimenti di questo tipo erano comuni nelle tombe egizie.
La datazione rende l’iscrizione particolarmente importante. Se la tomba risale a circa il 2400 a.C., come suggerisce la stima di 4.400 anni, il testo è uno dei più antichi esempi conosciuti di autobiografia ideale egizia ed è più antico di oltre 1.500 anni rispetto alla fondazione di Roma.
Anche la disposizione dei geroglifici è compatibile con questa data: il testo è composto soprattutto da colonne verticali, precedute da alcune righe orizzontali, un formato tipico della fine della V dinastia, a cui apparteneva Djedkare. Convenzioni simili sarebbero state utilizzate per secoli.
La qualità del calcare suggerisce che Khuwy fosse una figura di alto rango. I blocchi iscritti e il suo sarcofago, oggi distrutto, erano realizzati con una pietra pregiata, probabilmente lavorata in laboratori reali. Anche le raffinate decorazioni delle camere funerarie indicano l’importanza del defunto.
Le conclusioni, tuttavia, si basano su frammenti molto danneggiati. La superficie del blocco principale è erosa e irregolare, le parti inferiori di diverse colonne sono illeggibili e molti geroglifici sono conservati solo in parte. Di conseguenza, alcune interpretazioni restano ipotetiche. Per leggere con maggiore sicurezza i passaggi incompleti sarà necessario confrontarli con iscrizioni analoghe; questo lavoro non è ancora concluso.
Per quanto è possibile ricostruire, il testo mostra come un funzionario dell’élite dell’Antico Regno volesse essere ricordato: la virtù personale è presentata insieme alla vicinanza al potere reale. Quanto altro si potrà scoprire dipenderà dal confronto tra i segni mancanti e testi simili. WhatsApp channel
Fonte: labrujulaverde.com


