In Australia un bandicoot sconosciuto è stato identificato da 3 crani: probabilmente è già estinto

Kenny Travouillon del Western Australian Museum e altri 8 ricercatori hanno descritto la specie sulla rivista Australian Journal of Taxonomy. Senza DNA utilizzabile, l’identificazione si basa su cranio e denti.

Rappresentazione artistica del piccolo bandicoot bruno estinto, Isoodon microtis, di fronte a un coniglio in una prateria arida

Tre crani, alcuni frammenti di mandibola e nessun campione di DNA utilizzabile: sono tutto ciò che resta del piccolo bandicoot bruno, una specie australiana finora non riconosciuta e probabilmente estinta prima che qualcuno si accorgesse della sua esistenza. Kenny Travouillon, del Western Australian Museum, e altri otto coautori l’hanno descritta come nuova specie, Isoodon microtis, in uno studio pubblicato il 14 ottobre 2026 sulla rivista Australian Journal of Taxonomy.

Il reperto che ha permesso di identificarla è un cranio donato al South Australian Museum di Adelaide nell’ottobre 1920 dalla signora Symonds Clark, pochi mesi dopo la morte del marito, avvenuta il 10 luglio. Catalogato come SAMA M1981 e indicato inizialmente come «solo cranio, sesso sconosciuto», era stato classificato come appartenente a un bandicoot dorato. Ma le sue capsule uditive, strutture ossee alla base del cranio, erano troppo piccole per quella specie. I ricercatori hanno quindi designato SAMA M1981 come esemplare tipo, cioè il reperto di riferimento ufficiale per descrivere la nuova specie.

Olotipo del cranio e delle mandibole del piccolo bandicoot bruno, Isoodon microtis, SAMA M1981, in tre vedute
Olotipo di Isoodon microtis, SAMA M1981: cranio e mandibole visti dall’alto, dal basso e di lato. Credito: Travouillon et al., Australian Journal of Taxonomy (2026), CC BY 4.0. Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Il cranio apparteneva probabilmente a una femmina, a giudicare dalle dimensioni ridotte dei canini. Altri due crani, conservati al Museums Victoria di Melbourne e catalogati come Isoodon sp., erano attribuiti a un certo signor Waterhouse, senza ulteriori informazioni. I tentativi di estrarre DNA da tutti e tre gli esemplari non hanno prodotto materiale utilizzabile: l’identificazione si basa quindi sulle caratteristiche del cranio e dei denti.

Le analisi collocano I. microtis tra i parenti del bandicoot bruno meridionale, anche se sulla penisola di Eyre condivideva l’habitat con un quenda. Il nome microtis significa «orecchio piccolo» in greco: è la specie più piccola del genere Isoodon e, rispetto alle dimensioni del cranio, ha capsule uditive più piccole di quelle di qualsiasi altro membro del gruppo.

La provenienza esatta del cranio di Adelaide non è nota. Symonds Clark allevava e studiava uccelli, ma talvolta raccoglieva anche crani di mammiferi per il museo. Sulla base dei registri, i ricercatori collocano la raccolta tra il 1876, anno dell’ultima donazione di Clark registrata, e il 1914, data dell’ultima annotazione nel suo diario, oggi conservato alla State Library of South Australia. Non è stato possibile collegare con certezza il reperto a uno dei bandicoot citati nel diario. In quel periodo, l’unico viaggio di Clark fuori Adelaide fu nella penisola di Eyre.

Anche i due crani di Melbourne sono stati datati attraverso documenti storici. Risalgono a Frederick George Waterhouse, primo curatore del museo dal 1861 fino alle dimissioni, nel febbraio 1882. I suoi rapporti menzionano due bandicoot spediti a Melbourne tra novembre 1866 e gennaio 1867, raccolti quindi tra il 1862 e il 1866. Nei cataloghi di quegli anni compaiono cinque donazioni di bandicoot, tra cui un esemplare impagliato offerto dal signor L. Clark nel luglio 1864 e due pelli donate dal signor Andrews. Le località di raccolta non erano sempre annotate.

Un indizio sulla distribuzione della specie viene da mandibole subfossili, cioè resti antichi non completamente fossilizzati, rinvenute ad Adelaide. Si tratta di tre mandibole inferiori e due superiori, appartenenti ad almeno tre animali. Furono scavate nel sito di South Block, vicino a Edillilie, circa 8 chilometri a est di Coulta, in un’area non disboscata per l’agricoltura. Nel complesso, i reperti suggeriscono che il piccolo bandicoot bruno vivesse probabilmente nella penisola di Eyre.

Il lavoro di revisione del genere Isoodon è iniziato nel 2016, quando Travouillon ha visitato collezioni di bandicoot in Europa e negli Stati Uniti. Lo studio ringrazia il Winston Churchill Memorial Trust e l’Australian Biological Resources Study (ABRS) per aver finanziato l’accesso agli esemplari. In seguito si sono uniti al progetto Steven Cooper e Terry Bertozzi, del South Australian Museum e dell’Università di Adelaide.

Il gruppo ha esaminato oltre 800 esemplari conservati in 17 collezioni: 11 in Australia e altre in musei di Londra, Parigi, Genova, Monaco, Washington e New York. Sono stati analizzati e sottoposti a campionamento del DNA tutti gli esemplari tipo di Isoodon disponibili. I ricercatori hanno estratto DNA da 83 campioni di tessuto fresco e 75 campioni storici; per i frammenti di pelle essiccata, il materiale è stato lasciato in ammollo per una notte prima dell’estrazione.

Le analisi si sono svolte in un laboratorio per il DNA in tracce dell’Australian National University, separato dal laboratorio principale per ridurre il rischio di contaminazione da DNA moderno. Il sequenziamento è stato effettuato dall’Oz Mammals Genomics Initiative. Dopo il filtraggio sono rimaste 2.050 regioni geniche, per un totale di circa 1,14 milioni di basi di DNA. L’elenco degli esemplari è disponibile su Dryad.

La revisione porta a sette il numero delle specie riconosciute di Isoodon. Nel tempo ne erano state descritte undici; le revisioni degli anni Novanta le avevano ridotte a tre, mentre gli studi del 2012 e del 2018 erano arrivati a cinque. Oltre a I. microtis, i ricercatori riconoscono come specie distinta il bandicoot bruno della Nuova Guinea, Isoodon moresbyensis. Descritto nel 1877 sulla base di esemplari di Port Moresby, era stato in seguito accorpato al bandicoot bruno settentrionale. Il suo DNA è però molto diverso da quello di quest’ultimo e il cranio è decisamente più piccolo.

La revisione introduce anche nuove sottospecie. Il bandicoot dorato del Kimberley è ora classificato come I. auratus bundilarri: il nome deriva dal termine uunguu usato per l’animale nel territorio dei Wunambal Gaambera. L’esemplare tipo è un giovane maschio raccolto nel campeggio di Mitchell Falls. Una sottospecie del quenda della costa meridionale, I. fusciventer halae, rende omaggio a Marie Hale, la prima a identificarla. Le altre nuove sottospecie provengono da Daw Island, St Francis Island, Marchinbar Island, Cape York e dalle Adelaide Hills.

La revisione modifica anche la distribuzione attribuita al quenda, Isoodon fusciventer, finora considerato una specie dell’Australia Occidentale. Gli autori includono ora nella sua distribuzione i bandicoot delle Mount Lofty Ranges, di Kangaroo Island e dell’arcipelago di Nuyts. Secondo le stime del gruppo, le popolazioni dell’Australia Occidentale e di quella Meridionale si sono separate circa 800.000 anni fa.

Il quenda dell’Australia Meridionale continentale è classificato come I. f. terrenus: il nome latino significa «terrestre» e indica che non vive su un’isola. Il suo esemplare tipo, SAMA M25880, è un maschio adulto raccolto a 10,8 chilometri a ovest-sudovest di Mount Barker. Un tempo questa sottospecie era diffusa dal fiume Murray alla costa della penisola di Eyre; oggi è limitata alle Mount Lofty Ranges, alla penisola di Fleurieu e a Kangaroo Island.

La nuova classificazione restringe invece l’areale del bandicoot bruno meridionale, Isoodon obesulus obesulus, alla fascia costiera che va da Sydney al sud-est dell’Australia Meridionale. La specie è già classificata come minacciata a livello federale e gli autori chiedono una revisione urgente del suo stato di conservazione.

Lo studio ricorda che, dall’inizio della colonizzazione europea, l’Australia ha perso 42 specie di mammiferi e che quasi il 20% erano bandicoot e bilby. Tra le cause indicate figurano volpi, gatti, disboscamento e cambiamenti nelle pratiche tradizionali di gestione del fuoco. Le analisi del DNA hanno inoltre mostrato che i gatti inselvatichiti uccidono più animali autoctoni di quanto si pensasse.

Non è possibile stabilire quando si sia estinto I. microtis. L’ultimo cranio noto era già conservato al museo nell’ottobre 1920. Alla fine dell’Ottocento, nella penisola di Eyre il disboscamento per fare spazio alle aziende agricole era già ampiamente avviato. Gli autori scrivono che, se la specie sopravvisse fino all’arrivo delle volpi, «è molto probabile che queste abbiano contribuito alla sua estinzione».

Restano lacune anche per altre popolazioni: il bandicoot dorato di Marchinbar Island è noto soltanto da due esemplari e non esistono campioni genetici dei bandicoot bruni settentrionali di Cape York. L’ultima revisione della Lista rossa IUCN per i mammiferi australiani risale al 2016. Gli autori suggeriscono che I. f. terrenus, che condivideva la penisola di Eyre con il piccolo bandicoot bruno, potrebbe essere reintrodotto nell’area, pur osservando che «sarebbe difficile trovare un analogo ecologico che possa sostituirlo».

Lo studio è stato esaminato da Craig Moritz e da un revisore anonimo. È stato inviato il 17 dicembre 2025 e pubblicato il 14 ottobre 2026. SAMA M1981 si trova ancora ad Adelaide, ora riconosciuto come esemplare tipo di una specie a sé.

Fonte: earth.com

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