L’altopiano di Giza continua a rappresentare uno dei contesti archeologici più complessi e fertili per l’applicazione delle moderne tecnologie di telerilevamento. Recentemente, uno studio multidisciplinare condotto da un team internazionale di ricercatori dell’Università di Higashi Nippon, dell’Università di Tohoku e del National Research Institute of Astronomy and Geophysics (NRIAG) egiziano, ha portato all’individuazione di un‘importante anomalia strutturale nel sottosuolo del Cimitero Occidentale. La ricerca, pubblicata sulla rivista specialistica Archaeological Prospection, si è concentrata su un’area pianeggiante situata a nord-ovest della Grande Piramide di Cheope, una zona che per decenni è stata considerata priva di strutture significative a causa dell’assenza di evidenze superficiali.
Per indagare la stratigrafia profonda senza ricorrere a scavi invasivi, gli scienziati hanno impiegato una combinazione sinergica di Ground Penetrating Radar (GPR) e Tomografia a Resistenza Elettrica (ERT). L’integrazione di queste due metodologie ha permesso di mappare le variazioni nelle proprietà elettromagnetiche e nella resistività del terreno, rivelando la presenza di un complesso architettonico ipogeo precedentemente ignoto. I dati raccolti indicano la presenza di una struttura superiore a forma di “L”, situata a circa due metri di profondità e con una lunghezza di circa dieci metri. Questa porzione del manufatto risulta attualmente colmata da sabbia densa, un dettaglio che suggerisce un’azione intenzionale di riempimento post-costruzione, pratica non insolita nell’ingegneria funeraria dell’Antico Egitto per garantire la stabilità strutturale o per occultare accessi.
Al di sotto di questa prima anomalia, le scansioni ERT hanno rilevato una seconda struttura più profonda, estesa tra i 3,5 e i 10 metri sotto il livello del suolo. Questa sezione presenta un’altissima resistività elettrica, caratteristica tecnica che indica la presenza di materiali solidi e densi o, in alternativa, di un ampio vuoto d’aria delimitato da pareti in pietra calcarea. La geometria regolare delle rilevazioni esclude un’origine geologica naturale, confermando l’ipotesi di un manufatto antropico di notevoli dimensioni. Gli studiosi ipotizzano che la struttura a forma di “L” possa aver avuto una funzione di ingresso monumentale o di raccordo architettonico verso la camera profonda, la cui natura esatta rimane oggetto di dibattito accademico.

La collocazione di questa anomalia, in prossimità delle mastabe appartenenti ai dignitari della IV Dinastia, apre nuove prospettive sulla comprensione dell’urbanistica funeraria di Giza. Sebbene la geofisica fornisca prove empiriche sulla volumetria e sulla densità del deposito, la conferma definitiva circa la funzione del sito — sia essa una camera sepolcrale, un deposito rituale o una struttura logistica incompiuta — potrà derivare esclusivamente da future campagne di scavo mirate. Questa scoperta sottolinea l’importanza fondamentale delle tecnologie non invasive nel rivelare la complessità invisibile dei siti archeologici mondiali, dimostrando come anche le aree apparentemente sterili possano nascondere elementi cruciali per la ricostruzione storica delle antiche civiltà.

