I linfonodi sono strutture facenti parte del sistema immunitario, seppur talvolta possono gonfiarsi o diventare dolenti, suscitando preoccupazione. Non sempre questi cambiamenti sono indice di malattie gravi, eppure in alcuni casi possono rappresentare il segnale di patologie più complesse. Vediamo insieme quando preoccuparsi e cosa fare.
Che cosa sono i linfonodi e tipologie
I linfonodi sono piccoli organi del sistema linfatico, distribuiti in tutto il corpo, che svolgono un ruolo determinante nella difesa immunitaria.
Per una valutazione accurata si ricorre spesso alla diagnostica per immagini, come l’ecografia, la tomografia computerizzata (TC) o la risonanza magnetica (RM). In questi casi, l’utilizzo di mezzi di contrasto per la diagnostica per immagini consente di differenziare linfonodi reattivi da quelli sospetti, grazie a una migliore visualizzazione di forma, dimensioni e vascolarizzazione.
Questi organi filtrano la linfa, un fluido che trasporta le cellule immunitarie, scarti metabolici e potenziali agenti patogeni, intercettando virus, batteri e cellule tumorali. Ogni linfonodo contiene linfociti e macrofagi, cellule specializzate nella distruzione di microrganismi nocivi.
Gli stessi sono presenti in gruppi, localizzati in aree strategiche come:
- collo
- ascelle
- torace e addome (più profondi e non palpabili)
In base alla localizzazione e alla funzione, si distinguono varie tipologie di linfonodi:
- superficiali: facilmente palpabili, si trovano sotto la pelle (es. laterocervicali, sottomandibolari);
- profondi: situati in profondità nel corpo, come quelli mediastinici o addominali;
- sentinella: i primi a ricevere la linfa drenata da una determinata area, spesso analizzati in caso di sospetto tumorale;
Quando un linfonodo si ingrossa (linfoadenopatia), può indicare una risposta infiammatoria a infezioni locali, sistemiche o patologie più serie, tra cui linfomi o metastasi.
Quando preoccuparsi per i linfonodi?
Non tutti i linfonodi ingrossati sono motivo di allarme. In molti casi si tratta di una reazione fisiologica a un’infezione virale o batterica e regrediscono spontaneamente nel giro di pochi giorni o settimane. Detto ciò, ci sono situazioni in cui è necessario un approfondimento medico.
I segnali da non sottovalutare includono:
- linfonodi ingrossati da più di 3-4 settimane;
- dimensioni superiori a 2 cm;
- consistenza dura o fissa ai tessuti sottostanti;
- assenza di dolore al tatto (i linfonodi infiammatori sono spesso dolenti);
- presenza di linfonodi multipli in sedi diverse;
- febbre persistente, sudorazione notturna, calo ponderale non spiegato.
Un linfonodo patologico può indicare la presenza di malattie ematologiche (linfomi o leucemie), oppure rappresentare una localizzazione secondaria di un tumore solido.
A chi rivolgersi e perché farlo subito
In presenza di un linfonodo sospetto o di una linfoadenopatia persistente, il consiglio è rivolgersi al medico curante, che potrà valutare la situazione clinica e indirizzare il paziente verso gli accertamenti più opportuni. L’anamnesi, l’esame obiettivo e gli eventuali esami ematici forniscono un primo orientamento diagnostico.
Per indagini più approfondite è spesso necessario consultare uno specialista in ematologia, oncologia o malattie infettive, a seconda del sospetto clinico. L’ecografia linfonodale rappresenta il primo step non invasivo e permette di caratterizzare i linfonodi in termini di forma, margini e struttura interna. Nei casi dubbi, possono essere richieste una TC o una RM con mezzo di contrasto, o l’esecuzione di una biopsia linfonodale, mirata per una diagnosi istologica definitiva.
Agire rapidamente è importante perché, sebbene molte linfoadenopatie siano benigne, un ritardo nella diagnosi di un linfoma o di una metastasi linfonodale può compromettere la prognosi.
