Il mistero del blu in Number 1A, 1948 di Pollock svelato

Scoperte scientifiche sul pigmento blu e l'innovativa tecnica di Pollock

Il mistero del blu in Number 1A, 1948 di Jackson Pollock

Uno dei dipinti più celebri di Jackson Pollock, intitolato Number 1A, 1948, è avvolto da un’aura di mistero e fascino. Questo capolavoro, caratterizzato da una sorprendente tonalità turchese, ha suscitato interrogativi per oltre sette decenni. Recentemente, un team di ricerca guidato dal chimico Alexander Heyer dell’Università di Stanford ha svelato il segreto di questo blu straordinario. La luce assorbita ed emessa da questa vernice blu corrisponde a un pigmento che, a causa della sua tossicità, è stato bandito. Questa scoperta ha aperto nuove strade per comprendere non solo l’opera di Pollock, ma anche l’evoluzione dei materiali artistici nel tempo.

La tecnica innovativa di Pollock

Number 1A, 1948 è un esempio emblematico dello stile anarchico e altamente espressivo di Pollock. Con una tela di 2,7 metri, l’artista ha abbandonato il tradizionale cavalletto, stendendo la tela a terra. Questa scelta ha permesso alla vernice di gocciolare dall’alto, creando un effetto primordiale e complesso. La base di vernice nera e bianca è intervallata da vivaci colature e spruzzi di colori primari. Questo approccio ha riflesso non solo l’impegno fisico di Pollock, ma anche la sua ribellione nei confronti delle convenzioni artistiche. La sua tecnica ha rivoluzionato il mondo dell’arte, portando a una nuova forma di espressione.


John Wisniewski/Flickr/CC BY-ND 2.0

La ricerca sul pigmento blu

Durante il periodo in cui Pollock creava Number 1A, 1948, stava rompendo con le tradizioni consolidate della pittura. Ha mescolato vernici ad olio di alta qualità con vernici per uso domestico, creando un mix unico. Sebbene abbia utilizzato un pennello in alcune aree, in altre ha applicato la vernice a mano, spremendola direttamente dal tubetto. Questo approccio caotico ha reso difficile per i ricercatori comprendere quali materiali Pollock avesse effettivamente utilizzato. Un incendio avvenuto nel 1958 in una galleria del MoMA ha ulteriormente complicato le indagini. La ricerca sul pigmento blu ha richiesto un’analisi approfondita in laboratorio, con campioni prelevati dalle strisce blu del dipinto.

La spettroscopia Raman e le scoperte recenti

I tentativi precedenti di identificare il pigmento attraverso la spettroscopia Raman non avevano dato risultati soddisfacenti. Questa tecnica si basa sul principio che ogni molecola diffonde la luce in modo unico. Puntando un laser su un materiale, i chimici possono dedurre la sua identità in base al modo in cui i fotoni vibrano. Gli scienziati sospettavano che il blu presente in Number 1A, 1948 fosse il manganese blue, un pigmento ora vietato. Questo pigmento sintetico, sviluppato nel 1907, è stato commercializzato per l’uso artistico solo negli anni ’30, rendendolo una novità affascinante al momento della creazione del dipinto.

Le sfide nella ricerca del manganese blue

Precedenti test non invasivi per determinare se Pollock avesse effettivamente utilizzato il manganese blue erano stati condotti a una lunghezza d’onda laser ad alta energia di 532 nm. Tuttavia, la fluorescenza del medium legante a base di olio aveva prodotto risultati inconcludenti. In questa nuova fase di ricerca, gli scienziati sono riusciti a rilevare una corrispondenza confrontando i campioni con gli spettri Raman noti per il manganese blue, analizzati a una lunghezza d’onda di energia inferiore di 785 nm. Hanno scoperto che due bande distinte di transizioni elettroniche conferiscono a questo pigmento la sua capacità unica di filtrare la luce non blu su entrambi i lati dello spettro.

Il futuro dei pigmenti artistici

Sebbene pigmenti blu come l’ultramarino, il blu ftalocianina e altri siano stati identificati nelle opere di Pollock, ora la sua palette include anche il manganese blue. Tuttavia, a causa di preoccupazioni per la salute degli artisti e per l’ambiente, questo potente pigmento non è più disponibile nei negozi di forniture artistiche. I chimici stanno attivamente esplorando alternative che possano offrire una vivacità simile senza i rischi associati. Nel 2009, un chimico ha scoperto un nuovo blu, noto come YInMn blue, accolto con entusiasmo dagli artisti come un potenziale sostituto. Questa recente analisi delle caratteristiche dello spettro Raman del vero manganese blue potrebbe fornire ai chimici le informazioni necessarie per sviluppare alternative ancora più stabili e sicure a questa tonalità ora vietata.

Conclusioni sulla ricerca del blu di Pollock

La ricerca sul blu di Pollock è un esempio affascinante di come la scienza e l’arte possano intersecarsi. “È davvero affascinante comprendere l’origine molecolare di un colore così straordinario”, ha dichiarato il chimico di Stanford Edward Solomon. Questa ricerca è stata pubblicata sulla rivista PNAS e rappresenta un passo importante nella comprensione dei materiali artistici e delle loro implicazioni per il futuro dell’arte. La continua esplorazione di pigmenti alternativi potrebbe non solo preservare la salute degli artisti, ma anche arricchire il panorama artistico con nuove tonalità e possibilità espressive.