Nelle acque cristalline e bluastre che circondano l’isola di Yonaguni, in Giappone, si cela una straordinaria meraviglia geologica. Il Monumento di Yonaguni, con la sua sommità che emerge a soli sei metri sotto il livello del mare e una profondità che raggiunge i ventiquattro metri, si presenta come una vasta cittadella in rovina, un presunto residuo di un’antica civiltà sommersa dalle onde. Tuttavia, la maggior parte dei geologi concorda sul fatto che questa struttura non sia il risultato di un intervento umano, ma piuttosto una creazione naturale. La sua forma a gradoni, composta da arenaria e argillite, è stata modellata nel corso dei millenni da fratture e piani di stratificazione, influenzati da stress tettonici e dall’erosione incessante. Questo fenomeno geologico rappresenta un esempio affascinante di come la natura possa creare forme straordinarie.

Melkov/Wikimedia Commons, CC 1.0 Universale
La scoperta del Monumento di Yonaguni
La scoperta di questa formazione è avvenuta nel 1987, quando l’istruttore di immersioni Kihachiro Aratake la portò all’attenzione della comunità scientifica. Da quel momento, il Monumento di Yonaguni ha catturato l’interesse di geologi e ricercatori, distinguendosi per la sua scala imponente e il suo aspetto insolitamente ordinato. La struttura è caratterizzata da grandi lastre di pietra disposte in modo tale da somigliare a gradini o terrazze, con bordi e angoli nettamente squadrati. Queste forme geometriche, così rare in contesti naturali di tale grandezza, hanno portato a confronti con piramidi a gradoni o ziggurat, suscitando interrogativi sulla loro origine. La continua ricerca scientifica su questo sito ha aperto nuove prospettive sul nostro passato e sulla storia della Terra.

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Teorie sulla formazione di Yonaguni
Il geologo Masaaki Kimura, dell’Università delle Ryukyu, ha dedicato anni a compilare un argomento dettagliato a sostegno dell’idea che la struttura possa essere stata modificata o costruita da esseri umani, prima di essere sommersa circa 10.000 anni fa a causa dell’innalzamento del livello del mare. Tuttavia, questa teoria è oggetto di accesi dibattiti tra i suoi colleghi. Sebbene siano stati condotti relativamente pochi studi peer-reviewed specificamente sulla formazione di Yonaguni, un corpus più ampio di evidenze geologiche suggerisce che il suo aspetto peculiare possa essere spiegato da processi naturali che si sono sviluppati nel corso di millenni. La ricerca continua a rivelare nuovi dettagli su questo misterioso sito.

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Formazioni geologiche simili nel mondo
La Terra è capace di generare rocce straordinariamente geometriche. Esempi noti includono le colonne esagonali della Giant’s Causeway in Irlanda e la Fingal’s Cave in Scozia, che sono diventate parte della leggenda. Altre formazioni, come il Pavimento Tessellato in Tasmania e la roccia Al Naslaa in Arabia Saudita, mostrano caratteristiche simili, con strutture che sembrano create dall’uomo, ma che in realtà sono il risultato di processi geologici naturali. Anche il Preikestolen, noto come Pulpit Rock in Norvegia, è famoso per la sua geometria piatta e verticale, dimostrando come la natura possa dar vita a forme straordinarie. Questi esempi evidenziano la bellezza e la complessità della geologia terrestre.
Processi geologici che influenzano Yonaguni
Per comprendere meglio la formazione di Yonaguni, è importante considerare le caratteristiche e i processi geologici che la influenzano. Un piano di stratificazione rappresenta uno strato naturale nelle rocce sedimentarie, come l’arenaria e l’argillite, e segna il confine tra due epoche di deposizione. Questi piani, spesso piatti, costituiscono punti di debolezza naturali all’interno della roccia. Perpendicolari a questi piani, si sviluppano set di fratture, che si formano quando la roccia è sottoposta a stress, come durante i terremoti, separando la roccia in blocchi sorprendentemente ordinati. La comprensione di questi processi è fondamentale per interpretare la storia geologica di Yonaguni.
Osservazioni e ricerche recenti
Il geologo Robert Schoch, della Boston University, ha condotto immersioni nel sito nel 1997 e ha osservato che Yonaguni si trova in una zona di faglia. I terremoti, infatti, tendono a fratturare le rocce in modo regolare. La posizione di Yonaguni su una zona di faglia implica un’attività sismica significativa, che potrebbe spiegare la regolarità delle fratture e la formazione a gradoni. Quando il terreno trema, le rocce si rompono e si spostano lungo questi punti di debolezza, dando origine alla forma caratteristica del Monumento di Yonaguni. Le correnti oceaniche, nel frattempo, erodono le fratture, separando ulteriormente le rocce e levigando le superfici. Questi fenomeni naturali contribuiscono a plasmare il paesaggio sottomarino.
Conclusioni sulla geologia di Yonaguni
Schoch ha anche notato che le formazioni rocciose vicine sull’isola di Yonaguni, sebbene più arrotondate e soggette a una maggiore erosione, presentano una disposizione simile a quella della formazione sottomarina. Anche se la pendenza, ora caratterizzata da piani fratturati e irregolari, non assomiglia molto alla struttura sottomarina, è evidente che condividono una geomorfologia fondamentale. La pendenza, esposta solo agli agenti atmosferici, ha assunto un aspetto molto diverso nel corso dei millenni. La geologia sottomarina è un campo di studio complesso e costoso, e poiché molti aspetti del Monumento di Yonaguni possono essere spiegati attraverso processi naturali, non sono stati ancora condotti sondaggi più dettagliati.
Tuttavia, un team di geologi guidato da Hironobu Suga dell’Università di Kyushu ha recentemente presentato i risultati delle loro osservazioni durante la Conferenza Accademica Primaverile dell’Associazione dei Geografi Giapponesi del 2024. Sebbene in passato queste formazioni fossero considerate artificiali, non sono stati trovati resti archeologici o tracce di attività umana. Le osservazioni sottomarine hanno rivelato processi di erosione, come il distacco della roccia madre e la generazione di ghiaia, nonché la continua formazione di strutture erosionali, come pozzetti di varie forme e dimensioni. Questi risultati suggeriscono che le formazioni simili a rovine si stanno creando attraverso il continuo disfacimento e l’erosione dell’arenaria sul fondo marino. In definitiva, la capacità della Terra di generare strutture così affascinanti attraverso il tempo e il movimento è di per sé un fenomeno straordinario.
