Scoperto il linguaggio segreto dei pulcini: è incredibilmente preciso

Uno studio d'avanguardia rivela come il cervello dei pulcini sia in grado di mappare forme geometriche astratte partendo da segnali sonori, riscrivendo le tappe della neurobiologia dello sviluppo.

Fonte: Pexels/ ROMAN ODINTSOV

Un team di ricercatori del Laboratorio di Neurobiologia dello Sviluppo dell’Università di Trento, in collaborazione con il Max Planck Institute for Biological Cybernetics, ha pubblicato il 17 marzo 2026 sulla prestigiosa rivista Science uno studio rivoluzionario che svela come il cervello dei pulcini di pollo (Gallus gallus) sia in grado di elaborare concetti astratti, come le forme geometriche, utilizzando stimoli esclusivamente uditivi. Questa scoperta non solo getta nuova luce sui meccanismi di apprendimento intermodale negli uccelli, ma sfida le nostre attuali concezioni sullo sviluppo dei sistemi sensoriali nei vertebrati. I ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti su pulcini di appena 24 ore, testando la loro capacità di associare suoni specifici a forme geometriche bidimensionali, come cerchi e quadrati. I risultati hanno dimostrato una sorprendente abilità dei pulcini nell’identificare e discriminare le forme anche quando presentate attraverso segnali sonori complessi, precedentemente associati a tali forme durante una breve fase di condizionamento.

Per comprendere la portata di questa scoperta, immaginiamo il cervello del pulcino come un computer biologico appena acceso. Fino ad ora, pensavamo che questo computer potesse elaborare i dati della telecamera (la vista) separatamente dai dati del microfono (l’udito). Questo studio ci dice che il processore centrale è così sofisticato che, dopo aver visto un cerchio e sentito un suono specifico, può ‘disegnare’ il cerchio nella sua mente anche se sente solo quel suono. È come se il software del cervello fosse in grado di tradurre istantaneamente una colonna sonora in una forma geometrica, una capacità che credevamo esclusiva di sistemi nervosi molto più complessi.

L’analisi dell’attività neurale attraverso la tecnica della risonanza magnetica funzionale (fMRI) ha rivelato che l’elaborazione di queste informazioni intermodali coinvolge aree cerebrali specifiche, tra cui l’ippocampo e il nidopallium caudolaterale, note per il loro ruolo nella memoria e nel riconoscimento degli oggetti. Inoltre, i ricercatori hanno osservato che l’esposizione a suoni complessi induce una plasticità sinaptica significativa in queste regioni, suggerendo che l’apprendimento associativo tra suono e forma sia supportato da cambiamenti strutturali a livello neurale.

Questa ricerca ha importanti implicazioni per la nostra comprensione della neurobiologia dello sviluppo. “I nostri risultati”, afferma il dott. Giorgio Vallortigara, autore principale dello studio, “indicano che la capacità di integrare informazioni provenienti da diverse modalità sensoriali è presente già nelle prime fasi dello sviluppo postnatale, anche in organismi con sistemi nervosi relativamente semplici. Questo suggerisce che i meccanismi neurali alla base dell’apprendimento intermodale potrebbero essere conservati evolutivamente tra i vertebrati”.

Lo studio dei ricercatori di Trento apre nuove prospettive per la ricerca sulla plasticità cerebrale e sullo sviluppo dei sistemi sensoriali. La scoperta che i pulcini sono in grado di codificare forme geometriche attraverso il suono potrebbe avere importanti applicazioni anche in settori come la robotica e l’intelligenza artificiale, dove lo sviluppo di algoritmi per l’integrazione di dati multisensoriali è ancora una sfida aperta.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37883534