Un team guidato da Taylor Perron del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha individuato le prove di un’attività ondosa che modella i confini dei laghi di idrocarburi su Titano. Nonostante la distanza e le temperature proibitive, la luna più grande di Saturno si comporta come un laboratorio geologico attivo, dove il metano e l’etano liquidi non restano immobili. L’analisi si è concentrata sulle immagini radar catturate dalla sonda Cassini, focalizzandosi su quattro dei bacini più grandi: Kraken Mare, Ligeia Mare, Punga Mare e Ontario Lacus. I ricercatori hanno sviluppato simulazioni al computer per confrontare tre scenari possibili: assenza di erosione, erosione uniforme causata dalla dissoluzione chimica del terreno e, infine, erosione guidata dalle onde.
I risultati mostrano che i contorni dei laghi di Titano corrispondono quasi perfettamente al terzo modello. Le coste appaiono levigate e incise in un modo che solo l’energia meccanica di un fluido in movimento può generare: un fenomeno simile a quello che avviene sulle sponde dei Grandi Laghi terrestri. Sulla Terra, l’acqua scava la roccia e la sabbia. Su Titano, onde di idrocarburi pesanti colpiscono coste composte da ghiaccio d’acqua e composti organici solidi. L’assenza di delta fluviali dove i fiumi si immettono nei mari era un mistero che ha tormentato gli astronomi per anni.
Queste onde potrebbero essere le responsabili: la loro forza d’urto disperde i sedimenti portati dai fiumi, impedendo la formazione delle classiche strutture a ventaglio e mantenendo le coste pulite. Il vento soffia su un mare di benzina gelata e increspa la superficie. Titano non è un mondo di vetri immobili, ma un luogo dove tempeste aliene sollevano flutti capaci di divorare le rive. Se potessimo atterrare su quelle spiagge, sentiremmo il rumore di un mare scuro che batte incessantemente contro la riva, esattamente come accade a casa nostra.
