La sindrome da alfa-gal è una rara ma potenzialmente grave allergia causata da punture di zecche—soprattutto la “zecca stella solitaria”—che rende le persone allergiche alla carne rossa e, in alcuni casi, ad altri prodotti di origine animale. Negli Stati Uniti il problema sta aumentando al punto che il Massachusetts ha deciso di rendere obbligatoria la segnalazione dei casi, mentre si stima che fino a 450.000 persone possano esserne affette, spesso senza saperlo fino alla prima reazione. I sintomi variano da orticaria e disturbi gastrointestinali fino allo shock anafilattico, con la particolarità di manifestarsi ore dopo aver mangiato carne, rendendo difficile collegare causa ed effetto; in un caso recente, un uomo è morto dopo aver mangiato un hamburger.
Attraverso le testimonianze di Tony Haigh, un paziente, e della dottoressa Tina Merritt, allergologa, emerge quanto la malattia sia complessa da gestire: chi ne soffre deve evitare rigorosamente carne e derivati, fare attenzione alla contaminazione incrociata e perfino a ingredienti nascosti in farmaci o prodotti quotidiani. Haigh racconta di convivere con sintomi relativamente lievi ma di portare sempre con sé un EpiPen, mentre Merritt spiega che la reazione ritardata può essere pericolosa perché colpisce improvvisamente durante la notte. La scoperta della sindrome è legata agli studi sulle reazioni a un farmaco oncologico, che hanno portato a identificare il ruolo della molecola alfa-gal e il collegamento con le zecche. La malattia può migliorare se si evitano nuove punture, ma ogni ulteriore esposizione può peggiorare la risposta immunitaria.
La difficoltà di diagnosi è quello che rende la malattia più preoccupante, dato che molti pazienti vengono inizialmente trattati per altri disturbi, e la crescente diffusione geografica della condizione, con casi in aumento in diverse aree. Per prevenire il contagio, gli esperti raccomandano l’uso di repellenti, abbigliamento protettivo e controllo degli animali domestici. Infine, viene evidenziata la necessità di maggiore consapevolezza pubblica e di etichette alimentari specifiche, che aiuterebbero le persone colpite a evitare rischi nascosti e a gestire meglio la propria vita quotidiana senza rinunciare completamente alle attività all’aperto.

