Suggestiva foto dallo spazio mostra insolite geometrie nel deserto

I laghi di potassio a Moab: il processo industriale e l'origine del minerale che colora il deserto dello Utah

Suggestiva foto dallo spazio mostra insolite geometrie nel deserto

Una suggestiva fotografia scattata da un astronauta a bordo della Stazione Spaziale Internazionale rivela uno straordinario contrasto cromatico nel cuore dell’altopiano del Colorado, nel sud-est dello Utah, dove una serie di bacini di evaporazione di un blu elettrico brillante si snoda accanto alle anse verde scuro del fiume Colorado. Queste strutture artificiali, situate a circa 13 chilometri a sud-ovest della città di Moab, formano un complesso di 23 vasche raggruppate in due impianti principali che coprono una superficie complessiva di circa 160 ettari.

I bacini sono utilizzati attivamente per la raffinazione del cloruro di potassio, comunemente noto come potassa, un minerale essenziale che viene estratto da un giacimento sotterraneo situato appena al di fuori dell’inquadratura della foto. Il processo industriale inizia nel sottosuolo profonde dell’altopiano, dove viene pompata acqua ad altissima temperatura per sciogliere il minerale e creare una salamoia densa e ricca di potassio; questa soluzione liquida viene poi estratta in superficie e canalizzata all’interno dei bacini per sfruttare l’energia solare. Per ottimizzare e velocizzare la produzione, gli operatori aggiungono artificialmente un colorante blu scuro all’acqua appena immessa, una strategia chimico-fisica che permette al liquido di assorbire una quantità nettamente maggiore di luce solare e calore, accelerando drasticamente i tempi di evaporazione naturale.


Le spettacolari striature multicolori visibili dallo spazio descrivono le diverse fasi temporali di questo ciclo industriale: man mano che il sole fa evaporare l’acqua, anche il pigmento artificiale si dissolve progressivamente, riducendo l’intensità del blu e facendo virare le vasche verso sfumature più chiare e azzurre. Nelle fasi finali del processo, quando il livello del liquido è ormai minimo, i bacini assumono prima una colorazione bianca candida e infine una tonalità nocciola, segno che l’acqua è completamente scomparsa e ha lasciato sul fondo solo uno strato solido e asciutto di minuscoli cristalli di potassa pronti per la raccolta.


Il cloruro di potassio ricavato da questo sito trova la sua applicazione principale su scala globale come fertilizzante per l’agricoltura intensiva, ma possiede anche una vasta gamma di utilizzi secondari in altri settori manifatturieri, venendo impiegato nella formulazione di farmaci, nella produzione di cemento industriale, nei composti chimici per estintori, nella lavorazione dei tessuti e persino nel processo di chiarificazione della birra. Dal punto di vista storico e linguistico, il termine “potassa” affonda le sue radici nell’espressione inglese preindustriale “pot ash” (cenere della pentola), che faceva riferimento all’antico metodo pionieristico di produzione del fertilizzante, ottenuto originariamente mescolando la comune cenere di legno con l’acqua all’interno di grandi recipienti di ferro e facendola bollire fino alla totale evaporazione della miscela; proprio in virtù di questa antica pratica, quando gli scienziati identificarono l’elemento chimico isolando il suo ingrediente principale, decisero di battezzarlo ufficialmente “potassio” in onore di quel primo e rudimentale composto.

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Lucia Petrone
Lucia Petrone

Studentessa di Lingue e Letterature straniere presso l'Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionata di scienza e culture straniere, scrivo su Scienze Notizie dal 2021.