Gli esseri umani possono imparare l’ecolocalizzazione in sole 10 settimane, rivoluzionando il cervello

L'addestramento all'ecolocalizzazione riprogramma la corteccia visiva in soli due mesi, rivelando un radar acustico latente nel cervello umano.

Schiocchi di lingua lanciati contro le pareti per mappare l’oscurità. Lore Thaler, neuroscienziata della Durham University, ha sottoposto 26 persone — 12 non vedenti e 14 vedenti — a un ciclo di 20 sessioni d’addestramento distribuite su dieci settimane. Alla fine del corso, i partecipanti muovevano la testa per calcolare le distanze, orientandosi nei corridoi e identificando la sagoma degli ostacoli al solo rimbalzo delle proprie emissioni sonore.

Poi è arrivata la risonanza magnetica funzionale.

Nel cervello degli echolocalizzatori, la corteccia visiva primaria — l’area V1 tipicamente riservata all’elaborazione delle immagini — ha iniziato ad attivarsi dinamicamente in risposta agli echi di ritorno. Nessuna differenza sostanziale tra chi era privo della vista e chi la possedeva. L’impalcatura neurale dei vedenti ha convertito i circuiti occipitali per processare frequenze uditive nel giro di due mesi e mezzo.

— I confini tra i centri sensoriali dell’encefalo adulto non sono scolpiti nel marmo, ma tracciati sulla sabbia. —

Le scansioni mostrano un reclutamento incrociato della corteccia uditiva e di quella visiva che scavalca i tradizionali modelli di rigidezza cerebrale. L’ipotesi biologica che ne emerge liquida l’idea secondo cui la riorganizzazione delle aree della vista richieda anni di ciecità o condizioni congenite.

Alla fine resta un meccanismo biologico essenziale: il cervello umano conserva una modalità radar di serie, un’antenna acustica addormentata che basta un addestramento mirato per riattivare e collegare direttamente al centro di controllo degli occhi.

https://www.sciencealert.com/humans-can-echolocate-and-it-changes-the-wiring-of-the-brain