Alcuni farmaci già presenti in farmacia rallentano inaspettatamente l’invecchiamento e allungano la vita. Lo studio degli scienziati

Un nuovo algoritmo incrocia la mappa delle interazioni proteiche con un archivio di oltre seimila farmaci approvati: scoperti i principi attivi da banco capaci di proteggere le cellule dal decadimento.

Un flacone di spray nasale per il raffreddore o un collirio contro i rossori oculari conservati nel mobiletto del bagno. La risposta per rallentare l’invecchiamento biologico potrebbe nascondersi tra le molecole già approvate e in commercio nelle farmacie, prive dei tempi lunghissimi e dei costi stratosferici necessari per sviluppare da zero nuovi principi attivi.

Albert-László Barabási e Bnaya Gross della Northeastern University, insieme a un’équipe della Harvard Medical School, hanno messo a punto un modello informatico per individuare quali farmaci esistenti possano contrastare il decadimento cellulare. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Aging.

Mappando 1.250 geni legati ai marcatori tipici del passaggio del tempo — come il calo energetico o la perdita di efficienza nelle comunicazioni tra le cellule — gli studiosi hanno incrociato questi dati con l’interattoma umano, una rete molecolare che traccia oltre 500.000 interazioni proteiche.

I geni dell’invecchiamento non si disperdono in modo casuale nell’organismo.

Galleggiano in quartieri molecolari precisi e circoscritti. Questa concentrazione spaziale ha permesso all’algoritmo di setacciare un archivio di 6.442 farmaci approvati per trovare quali molecole riescano a colpire direttamente quei precisi raggruppamenti proteici, rallentandone il degrado anziché accelerarlo.

Tra i candidati emersi dall’analisi spicca l’ossimetazolina. Utilizzato comunemente nei decongestionanti nasali e nelle creme dermatologiche per la rosacea, questo principio attivo non era mai stato associato alla ricerca sulla longevità. L’incrocio dei dati ha dimostrato la sua capacità di ripristinare i segnali di comunicazione intercellulare, una delle prime funzioni biologiche a deteriorarsi con l’età. Accanto all’ossimetazolina è riemersa anche l’aspirina, già al centro di diversi studi per le sue proprietà antinfiammatorie e protettive.

Non c’è alcuna pillola dell’immortalità pronta da ingoiare, né la certezza automatica che questi composti estendano la vita umana. Il metodo fornisce una mappa predittiva per selezionare le molecole da testare subito in laboratorio, prima sulle colture cellulari, poi sui modelli animali e infine sull’uomo.

https://www.sciencealert.com/medications-already-in-pharmacies-may-slow-aging-and-scientists-are-narrowing-them-down