Stanze vuote e neon: il posto più spaventoso del web è diventato la meta turistica del momento

Un saggio pubblicato su Annals of Tourism Research svela come l'estetica angosciante delle Backrooms stia ridefinendo il turismo digitale: quando il mondo reale è ormai iper-esposto e prevedibile, la sete di ignoto si sposta nei labirinti dell'immaginario virtuale.

Pareti ricoperte da una carta da parati giallognola e degradata, moquette umida, il ronzio implacabile dei tubi al neon e una sequenza infinita di stanze vuote senza alcuna finestra: è l’estetica delle Backrooms, il labirinto virtuale nato nel 2019 da un post anonimo sulla piattaforma 4chan. Quella che sembrava una semplice immagine inquietante si è trasformata in un fenomeno globale esaminato da Sophie James e James Cronin in uno studio pubblicato su Annals of Tourism Research. I due ricercatori hanno tracciato la rotta di questa migrazione di massa verso luoghi che non esistono sulla mappa, definendola una nuova forma di “turismo digitale del vuoto”.

Nessuna tragedia storica. Nessun luogo fisico da visitare.

Il concetto si basa sul “noclip”, la deviazione imprevista dalla realtà materiale per precipitare in una dimensione parallela e monocorda. Dai forum di discussione il mito si è allargato a macchia d’olio: il canale YouTube del regista Kane Parsons ha trasformato immagini statiche in filmati “found footage” ad altissima tensione, attirando l’attenzione di Hollywood per un adattamento cinematografico, mentre su TikTok l’hashtag #backrooms supera il mezzo milione di contenuti e la community Reddit r/backrooms conta centinaia di migliaia di membri attivi. Gli utenti non sono semplici spettatori. Mappano i livelli, redigono manuali di sopravvivenza, scrivono diari di bordo e producono simulazioni in realtà virtuale.

Si tratta di un processo di costruzione collettiva che gli studiosi affiancano al cosiddetto online legend-tripping, l’esplorazione collaborativa delle leggende metropolitane.

A differenza del turismo nero tradizionale — legato a luoghi reali segnati da disastri o eventi drammatici come ex prigioni o siti abbandonati — le Backrooms offrono una forma di evasione para-terrestre totalmente priva di coordinate geografiche. Il fascino scaturisce dall’architettura dei “non-luoghi” della modernità: corridoi d’albergo anonimi, uffici dismessi fuori orario, sale d’attesa spoglie. Ambienti familiari ma spogliati di ogni presenza umana.

In un’epoca in cui ogni destinazione turistica reale viene fotografata, recensita e consumata sui social network, il fascino dell’inesplorato si è trasferito negli spazi artificiali della rete.

La spiegazione di questa attrazione è elementare: la gente non vuole più limitarsi a leggere una storia di paura, vuole metterci piede dentro. E quando il mondo reale non ha più angoli bui da offrire, Internet costruisce labirinti immaginari in cui perdersi diventa il nuovo modo di viaggiare.

https://www.sciencedaily.com/releases/2026/07/260726015254.htm