Pitture rupestri dipinte con sangue umano scoperte nel sud della Cina

Pitture rupestri dipinte con sangue umano scoperte nel sud della Cina

Le antiche pitture rupestri di Huashan, nel sud della Cina, hanno resistito per oltre 2.000 anni a piogge torrenziali, caldo estremo e tifoni. Secondo un nuovo studio, il segreto della loro straordinaria conservazione potrebbe essere il sangue. Le pitture si trovano lungo il fiume Zuojiang, nella provincia del Guangxi, e raffigurano persone, animali, imbarcazioni, armi e strumenti musicali. Realizzate tra il V secolo a.C. e il II secolo d.C., sono attribuite al popolo Luoyue. I ricercatori hanno analizzato alcuni frammenti di pittura già caduti dalle pareti, senza danneggiare le opere. Gli esami hanno rivelato che il pigmento rosso era composto da un’argilla ricca di nano-ematite, mentre il legante conteneva calce, fosfato di calcio e proteine del sangue. Secondo gli studiosi, gli antichi artisti avrebbero prima applicato sulla roccia una miscela di calce e sangue, per poi aggiungere il pigmento rosso quando la superficie era ancora umida. Con il tempo, la calce si sarebbe trasformata in carbonato di calcio, creando una struttura minerale compatta capace di inglobare il pigmento e legarlo saldamente al calcare.

Il sangue potrebbe quindi aver avuto una funzione sorprendentemente pratica, contribuendo alla resistenza della pittura. Ma potrebbe esserci stato anche un significato simbolico: le analisi hanno individuato proteine compatibili con sangue umano e i ricercatori ipotizzano un possibile collegamento con rituali legati alla fertilità femminile, anche se l’origine del sangue non è stata dimostrata con certezza. La scoperta mostra quanto fossero sofisticate le conoscenze tecniche degli artisti dell’epoca. Per realizzare opere capaci di sopravvivere per millenni non bastava il talento artistico: serviva anche una profonda conoscenza dei minerali, della calce e dei materiali organici disponibili nell’ambiente. Le pitture di Huashan, oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO, potrebbero dunque conservare non solo immagini dell’antica società Luoyue, ma anche la testimonianza di un’ingegnosa tecnologia sviluppata più di duemila anni fa.

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Lucia Petrone
Lucia Petrone

Studentessa di Lingue e Letterature straniere presso l'Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionata di scienza e culture straniere, scrivo su Scienze Notizie dal 2021.