La “maledizione della mummia” esiste davvero, ma la causa è nascosta nel commercio online

Una ricerca della Staffordshire University rivela i rischi biologici e chimici legati alla vendita di resti mummificati sui social media.

La “maledizione della mummia” esiste davvero, ma la causa è nascosta nel commercio online

Kirsty Squires, docente di bioarcheologia umana presso la University of Staffordshire, ha coordinato uno studio pubblicato sulla rivista International Journal of Cultural Property che getta luce sui rischi biologici e chimici legati alla vendita illegale di resti umani sulla rete. L’analisi di 128 annunci e lotti d’asta pubblicati tra il 2011 e il 2025 – in particolare su piattaforme come Facebook – ha rivelato un mercato florido di parti anatomiche imbalsamate, comprese 21 teste mummificate e 27 arti isolati come mani e piedi.

L’ispezione visiva delle immagini pubblicate dai venditori ha mostrato in almeno 13 casi evidenti tracce di colonizzazione fungina, caratterizzate da patine scure e macchie bianche o giallastre sui tessuti. La minaccia principale non risiede in antichi agenti patogeni, ma nell’esposizione a muffe del genere Aspergillus. Le spore microscopiche rilasciate da questi funghi, se inalate in ambienti chiusi o poco ventilati, possono causare gravi infezioni respiratorie, specialmente in soggetti immunocompromessi. A questo si aggiunge la tossicità dei metalli pesanti – tra cui arsenico, mercurio e piombo – impiegati nei fluidi di conservazione e nei processi di imbalsamazione tra il XIX e il XX secolo.

In 22 dei post esaminati, i collezionisti privati maneggiano i resti a mani nude e senza protezioni individuali, per poi esporli senza protezioni nelle proprie abitazioni. Il rischio sanitario si estende inoltre alle catene di spedizione logistica. Uno dei casi documentati mostra un pacco in cartone inviato dal Regno Unito e consegnato negli Stati Uniti tramite i servizi di Royal Mail, nonostante i regolamenti postali vietino il trasporto di resti umani non cremati. La falsificazione delle dichiarazioni doganali – spesso registrate sotto la voce di modelli didattici o oggetti d’antiquariato – espone inconsapevolmente al contatto con agenti tossici e spore infettive gli operatori smistatori, i corrieri e gli agenti di dogana.

https://www.zmescience.com/science/news-science/scientists-found-a-real-mummys-curse-hiding-in-the-online-trade-in-human-remains

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