Uno scheletro di 1.600 anni fa ritrovato in un enorme vaso: gli ultimi istanti di una vittima romana

Uno scheletro di 1.600 anni fa ritrovato in un enorme vaso: gli ultimi istanti di una vittima romana


Una scoperta archeologica in Bulgaria potrebbe aver restituito la drammatica storia degli ultimi istanti di vita di un giovane vissuto circa 1.600 anni fa. I suoi resti sono stati rinvenuti all’interno di un enorme recipiente di ceramica durante gli scavi dell’antica città romana di Deultum. Il ritrovamento è avvenuto il 10 agosto, all’interno di una torretta della colonia romana. Deultum, situata nell’attuale Bulgaria, fu interessata da numerosi attacchi da parte di eserciti unni e germanici tra il IV e il V secolo, in un periodo caratterizzato dalla progressiva crisi dell’Impero romano. All’interno di un dolium, un grande contenitore in ceramica utilizzato normalmente per conservare alimenti, gli archeologi hanno trovato uno scheletro rannicchiato, insieme a due coltelli di ferro e a una cintura. Secondo Lyudmil Vagalinski, archeologo dell’Accademia bulgara delle scienze e responsabile degli scavi, l’uomo potrebbe essere stato un giovane che, durante un’invasione, cercò rifugio all’interno del recipiente La posizione dello scheletro sembra rafforzare questa ipotesi. L’uomo era accovacciato, con le ginocchia portate verso il mento e il volto rivolto verso il basso. Secondo gli archeologi, non avrebbe compiuto alcun tentativo di uscire dal contenitore.

Intorno al dolium sono stati inoltre trovati importanti indizi: muri anneriti, frammenti di vetro fuso, cenere e ossa carbonizzate di animali domestici. Questi elementi suggeriscono che la zona sia stata interessata da un violento incendio.
Gli archeologi ipotizzano quindi che il giovane si sia nascosto nel recipiente nel tentativo di sfuggire all’attacco e che sia successivamente morto per soffocamento a causa del fumo. La presenza di cenere sotto lo scheletro potrebbe indicare che l’uomo si rifugiò nel dolium quando l’incendio era già iniziato.
Non è ancora possibile stabilire con certezza chi abbia appiccato il fuoco né ricostruire con precisione gli ultimi momenti della vittima. Gli elementi rinvenuti, tuttavia, sembrano collegare la morte a un episodio di violenza che colpì la città durante una delle invasioni. Dopo l’attacco, gli abitanti avrebbero demolito ciò che restava della torre e costruito un nuovo pavimento sopra le rovine. In questo modo, il recipiente e il corpo dell’uomo rimasero sepolti per circa sedici secoli.
Il ritrovamento è particolarmente significativo perché, secondo gli archeologi, nell’antichità era consuetudine seppellire i morti al di fuori delle mura delle città. La presenza di resti umani all’interno di un centro abitato rappresenta quindi un evento insolito, generalmente associato a circostanze eccezionali come terremoti, eruzioni vulcaniche o attacchi militari.
I resti sono stati trasferiti a Sofia, dove saranno esaminati da un antropologo fisico. Le analisi potrebbero fornire ulteriori informazioni sull’età dell’individuo, sulle sue condizioni di salute e, soprattutto, sulle circostanze della sua morte.
A distanza di circa 1.600 anni, quello scheletro rannicchiato all’interno di un recipiente racconta così un momento drammatico della storia romana: il tentativo disperato di un uomo di nascondersi dalla violenza di un’invasione, trasformando un semplice contenitore per alimenti nel suo ultimo rifugio.

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Lucia Petrone
Lucia Petrone

Studentessa di Lingue e Letterature straniere presso l'Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionata di scienza e culture straniere, scrivo su Scienze Notizie dal 2021.