Gli scienziati scoprono un indizio sottile sull’ADHD nascosto negli occhi

Le micro-oscillazioni della pupilla e l'instabilità dei movimenti oculari svelano i circuiti neurochimici legati al deficit di attenzione.

Gli scienziati scoprono un indizio sottile sull’ADHD nascosto negli occhi

Un dettaglio impercettibile nello sguardo tradisce il funzionamento del cervello iperattivo prima ancora che si manifestino i sintomi visibili.

Paul Knox, docente di scienze della visione presso l’Università di Liverpool, ha guidato un’analisi approfondita sulle micro-fluttuazioni che governano i movimenti oculari involontari e la dinamica di dilatazione della pupilla. L’obiettivo della ricerca era rintracciare un marcatore biologico oggettivo per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), una condizione la cui diagnosi si è storicamente affidata a colloqui clinici, questionari qualitativi e osservazioni comportamentali soggettive.

Il controllo dei movimenti oculari rapidi (le cosiddette saccadi) e la modulazione continua del diametro pupillare non rispondono unicamente all’intensità della luce ambientale. Queste risposte automatiche sono collegate alle strutture profonde del tronco encefalico, in particolare al locus coeruleus, il nucleo cerebrale deputato al rilascio di noradrenalina e al controllo dello stato di allerta, della vigilanza e della concentrazione.

Sottoponendo i partecipanti a test di tracciamento visivo (eye-tracking) ad alta precisione, il team di Liverpool ha registrato variazioni sistematiche nelle risposte dei soggetti con ADHD. Durante l’esecuzione di compiti che richiedevano un forte controllo inibitorio — come la soppressione dell’impulso di orientare lo sguardo verso uno stimolo visivo improvviso —, il sistema oculare dei soggetti mostrava un’instabilità caratteristica. La pupilla manifestava oscillazioni atipiche e ritardi di adattamento, indicando una chiara alterazione nei circuiti neurochimici che regolano l’attenzione sostenuta e il controllo degli impulsi.

I dati emersi aprono alla possibilità di integrare nei protocolli diagnostici strumenti quantitativi, rapidi e non invasivi. La pupillometria ad alta risoluzione permette infatti di misurare direttamente lo sforzo cognitivo e le interruzioni nella rete di regolazione nervosa centralizzata.

Gli occhi agiscono come una finestra trasparente sui circuiti del cervello: le minuscole oscillazioni della pupilla rivelano in tempo reale quanta energia il sistema nervoso stia consumando per rimanere ancorato a un singolo compito.

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