Un nemico invisibile nella bocca aumenta il rischio di tumore al pancreas: la scoperta della New York University

Un'ampia ricerca della New York University individua nell'igiene orale e nel microbioma salivare un potenziale fattore di rischio e biomarcatore precoce per la salute del pancreas

Un uomo riceve uno scambio di bocca dal suo medico.

Il legame tra l’ecosistema di microbi nella nostra bocca e le patologie sistemiche registra un nuovo, significativo dato statistico. Un’ampia ricerca condotta da un team della New York University Langone Health, pubblicata su JAMA Oncology, ha rilevato che una scarsa igiene orale e le conseguenti alterazioni del microbiota possono triplicare il rischio di sviluppare un adenocarcinoma duttale pancreatico.

Lo studio ha monitorato oltre 122.000 individui sani per un periodo medio di circa 8,8 anni. Durante la fase di follow-up, 445 partecipanti hanno sviluppato la neoplasia al pancreas. Analizzando la composizione batterica e fungina dei campioni salivari prelevati all’inizio dell’indagine, i ricercatori hanno identificato una firma microbiologica netta nei soggetti che successivamente si sono ammalati.

I dati indicano una correlazione diretta con la presenza di specifici patogeni responsabili della parodontite, come Porphyromonas gingivalis, Eubacterium nodatum e Parvimonas micra, unitamente a colonizzazioni da funghi del genere Candida.

I ricercatori hanno sintetizzato queste variazioni in un indice chiamato Microbial Risk Score (MRS). Ogni incremento unitario di questo punteggio corrisponde a una probabilità di sviluppare il tumore superiore di oltre tre volte. Tale aumento di rischio si è dimostrato indipendente da variabili tradizionali e noti fattori di confusione, quali l’età, il vizio del fumo, l’indice di massa corporea o il consumo di alcol.

Il meccanismo biologico esatto è ancora oggetto di approfondimento, ma l’ipotesi prevalente riguarda la migrazione dei microrganismi dalla cavità orale al tratto gastrointestinale attraverso la deglutizione o la circolazione sanguigna, innescando stati infiammatori cronici nel tessuto pancreatico.

Non si tratta di una dimostrazione causale diretta ottenuta in laboratorio, ma di una solida associazione epidemiologica. L’individuazione di specifici profili batterici e fungini apre alla possibilità di utilizzare la saliva come biomarcatore non invasivo, utile a identificare precocemente le persone a maggior rischio e a definire strategie di prevenzione personalizzate.

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